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I Marlene Kuntz: “Suoniamo anche per arginare razzisti, antisemiti e chi chiude i porti”

Al festival di Torino "Seeyousound" il gruppo sonorizza un film dell’epoca della Repubblica di Weimar. Il batterista e co-fondatore Luca Bergia: “Una democrazia deve sempre essere all'erta”

I Marlene Kuntz: “Suoniamo anche per arginare razzisti, antisemiti e chi chiude i porti”

GdS

15 Febbraio 2020 - 18.19


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di Chiara Zanini

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Torna a Torino Seeyousound, il primo festival italiano di cinema a tematica musicale, che si terrà dal 21 febbraio all’1 marzo: dieci nuovi giorni di proiezioni ed esibizioni live nelle sale del cinema Massimo. Domenica 1° marzo i Marlene Kuntz sonorizzeranno live il film muto tedesco Menschen am Sonntag (Uomini di domenica), diretto nel 1930 da Robert Siodmak e Edgar G. Ulmer, sperimentando soluzioni armoniche nuove composte per l’occasione. Abbiamo intervistato il co-fondatore del gruppo, batterista e percussionista Luca Bergia.

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Come si prepara la sonorizzazione di un film come questo?
Sono ormai molti anni che ci dedichiamo alle sonorizzazioni di film muti. La proposta è nata dalla mente di Stefano Boni, responsabile della programmazione del Museo del cinema di Torino, che a suo tempo ci propose il film muto del 1928 La signorina Else, da poco restaurata dalla Cineteca di Bologna. Seguì un lungo e fortunato tour e fu l’inizio di una collaborazione più ampia. Come artisti siamo sempre stati sensibili a quella particolare epoca storica (il nostro nome Marlene richiama direttamente quello di Marlene Dietrich): il tentativo di creare, dopo la prima guerra mondiale, una prima vera repubblica, la repubblica di Weimar, sogno crollato miseramente dopo il successivo avvento del nazismo. Quell’epoca di spensieratezza decadente ci ha sempre affascinato ed è per questo che troviamo Menschen am Sonntag molto interessante nel suo essere “sospeso” in un mondo prossimo alla catastrofe. Chiaramente visioniamo il materiale molte volte per capire il modo migliore di intervenire. In questo caso è un film che presenta pochi colpi di scena ma ha un suo fascino sospeso che deve essere assecondato, non ha un grande sviluppo drammaturgico.
Stiamo ancora lavorando ma ci piacerebbe aggiungere ingredienti per noi nuovi con l’utilizzo di elettronica e modulari oltre alle nostre sonorità già utilizzate in questi casi.

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Cosa rappresenta per voi Berlino? Che possibilità offre oggi lavorarci?
A Berlino registrammo il nostro disco “Senza Peso” nel 2002. L’idea di registrare nello stesso studio dove si produsse The good son di Nick Cave o produzioni degli Einstürzende Neubauten era già motivo di grande eccitazione. La città è estremamente interessante sotto il profilo culturale, musicalmente all’avanguardia e alla portata di molte tasche. Una città ideale se si hanno idee, iniziative e talento ,anche se poi non e’ così facile inserirsi attivamente: la concorrenza è di alto livello e bisogna mettere in conto un periodo di adattamento più’ o meno lungo.

Com’è stato per voi diventare un gruppo di riferimento sulla scena italiana essendo nati nella provincia di Cuneo? E com’è cambiata l’industria musicale rispetto ai vostri esordi?
Per noi è stato durissimo, la nostra gavetta è durata anni suonando ovunque si potesse suonare a cachet ridicoli. Una mano ce la diede il consorzio di allora e da allora, con grande determinazione, idee e coraggio siamo arrivati fino a qui. L’industria musicale è cambiata completamente, oggi contano i followers e i click su youtube, la figura del talent scout è sparita e le grandi case discografiche puntano su ragazzini che riescono ad impegnarne altri sugli smartphone… La musica è l’ultima delle priorità.

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Avete anticipato che state preparando la colonna sonora di un film. Potete dirci di più?
Stiamo chiudendo una colonna sonora di un film il cui titolo è ancora provvisorio. Non possiamo dire molto, se non che si tratta di un film importante, una coproduzione italo-cilena che vede alla regina Beniamino Catena che in passato collaborò con noi per il video di “Canzone che scrivo per te”, “Serrande alzate” e “A fior di pelle“, ma vi aggiorneremo presto!

Avete suonato per le Sardine e da destra la reazione è stata “pensate a fare musica che alla politica pensiamo noi”. Quale dev’essere per voi il ruolo dei musicisti?
Quella frase è un refrain ai quali gli artisti sono abituati. A me verrebbe da rispondere: “è proprio per questa politica da destra reazionaria che ci sentiamo in dovere di esprimere le nostre idee politiche”. Ogni artista è libero di fare ciò che crede, ma in questo delicato momento storico/politico crediamo sia importante far sentire la propria voce ed arginare valori che non ci rappresentano: razzismo, antisemitismo, alzare muri e barriere, chiudere porti. Ritornando al film che andremo a sonorizzare, lo ritengo molto attuale e significativo di come una democrazia debba sempre essere all’erta e pronta ad arginare derive che possono portare un paese alla catastrofe.

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