La Scala rigetta i soldi arabi, no agli sceicchi in teatro

Il cda ha deciso. Il sindaco Sala: "Restituiamo i soldi ai sauditi". Il soprintendente Pereira resta ma di sicuro nel 2020 non sarà confermato

Il teatro della Scala di Milano

Il teatro della Scala di Milano

GdS 18 marzo 2019
Alla fine il Teatro della Scala rigetta i soldi sauditi, restituisce quanto già versato e lo Stato arabo non entrerà nel consiglio d'amministrazione. Lo ha deciso il cda della fondazione lirico sinfonica presieduto dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana, leghista, domenica aveva invocato il licenziamento del soprintendente Alexander Pereira perché aveva accolto la proposta saudita. Inoltre, avrebbe accettato che gli arabi versassero in un conto di garanzia presso un notaio tre milioni a favore del teatro a fine febbraio, pertanto prima del via libera dell'organismo stesso. In pratica, avrebbe avviato le premesse dell'operazione di sostegno alla Scala.

"Ad oggi si ritorna al punto zero. Restituiamo i soldi ai sauditi. Vedremo se ci saranno altre possibilità di collaborazione", ha dichiarato Sala. Il riferimento è ai due bonifici da tre milioni e da centomila euro versati dal ministro della Cultura Badr bin Abdullah bin Mohammed Al Farhan.

Il cda ha deciso "all'unanimità". "Alexander Pereira certamente rimane al suo posto. Non è in discussione", ha dichiarato Sala e ha aggiunto che il sovrintendente resta fino alla fine del mandato nel 2020. "Se Fontana intende portare avanti questa idea (il licenziamento del soprintendente, ndr) deve dire al suo rappresentante in cda, Philippe Daverio, di proporlo ma non è stato questo il caso". Appare comunque chiaro che l'incarico non verrà rinnovato come sembrava molto probabile prima del caso dei soldi dei sauditi.

Il no arriva dopo le polemiche su una presenza istituzionale di uno stato accusato di mancato rispetto dei diritti umani, dei diritti delle donne e ritenuto responsabile dell'uccisione a Istanbul del giornalista Jamal Ahmad Kahsoggi.