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British Invasion nei circuiti cinematografici italiani

Vue ha acquistato The Space cinema per oltre cento milioni di Euro. Insieme a Odeon & UCI detengono oltre il 40% del mercato italiano

British Invasion nei circuiti cinematografici italiani

GdS

18 Ottobre 2014 - 09.10


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Di Marco Spagnoli
@marco_spagnoli

The Space Cinema, il primo circuito cinematografico italiano, nato cinque anni fa dalla fusione di Medusa Cinema con Warner Village e, in seguito, ingranditosi grazie all’acquisizione dei Multiplex a marchio Planet e Cinecity, è diventato inglese.

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Vue Cinemas ha comprato le sue 36 strutture sparse sul territorio italiano per oltre cento milioni di Euro.

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Un’acquisizione non da poco, perché – in Italia – due circuiti, insieme rappresentano circa il 40% del mercato cinematografico, nonché la possibilità di innovare in un settore dove la maggioranza dei circa 3000 schermi sono gestiti principalmente, da piccole e medie imprese, se non – ancora – da aziende a conduzione familiare.

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La sfida degli Inglesi sul nostro mercato è molto ampia: a fronte di un’alta concentrazione di cinema al Nord e – in parte – al centro, dinanzi ad una chiusura sconsiderata delle sale cittadine con la conseguente perdita di pubblico che non può o non vuole prendere la macchina per andare al cinema; i nuovi proprietari si trovano con una stagione cinematografica tutt’altro che “piena”, con una produzione italiana alla ricerca di una nuova identità e, peggio di tutti, una crisi economica che limita le possibilità di acquisto della popolazione da Nord a Sud.

Eppure, la novità, viene salutata con interesse da colleghi e addetti ai lavori. Paolo Protti, ex Presidente di AGIS e dell’ANEC, non è sorpreso dalla notizia e ribadisce la speranza che qualcosa possa presto cambiare per quello che riguarda, soprattutto, la stagione estiva e le odiate chiusure per ferie forzate a fronte di una certa mancanza di prodotto. “Vue programma il cinema per dodici mesi. Speriamo che vogliano procedere così anche in Italia e non adeguarsi a quanto accade qui da noi. Una gestione ancora più manageriale dei circuiti non può che fare bene al mercato.”

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La pensa diversamente Andrea Stratta, amministratore delegato di UCI che guarda al possibile cambiamento con una certa prudenza “I prossimi otto mesi non vedranno grandi scossoni. Vue opererà nel segno della continuità. Poi, vedremo.” L’executive non è preoccupato per la prossima estate “A parte un paio di film, tutti i titoli principali sono usciti in estate come dovevano. I distributori hanno capito che tra giugno e agosto si fanno molti soldi e i film incassano più che nel resto dell’anno. Solo gli Italiani, per paura di perdere, finiscono le uscite principali a maggio per riprenderle a settembre. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Sono certo che se fosse uscito a giugno, un film come quello di Paolo Ruffini avrebbe fatto il doppio. Qualsiasi guida ci sia alla testa di un circuito noi non possiamo né produrre i film, né distribuire i titoli. Noi gestiamo il prodotto e il nostro desiderio è riportare la gente nelle sale . E’ più facile dirlo che farlo, ma noi siamo qui per provarci.”

I mali strutturali del mercato italiano sono ‘aggravati’ dalla mancanza di prodotto davvero interessante. “I produttori dovrebbero avere più coraggio. Noi abbiamo bisogno, per fare la differenza, di un prodotto locale più forte e che riguardi il pubblico più diverso possibile. Poi, al resto ci pensiamo noi. Ma la regola resta quella: se un film funziona davvero può avere successo sempre in ogni stagione dell’anno.”Dice Stratta che spiega “Il nostro obiettivo è crescere, ma è difficile farlo su un mercato dove escono troppi film in un numero di copie eccessivo e dove un week end di sole rappresenta un’incognita per il risultato al botteghino. In più il pubblico si è visto rifilare troppe fregature. E questo è davvero un male.”

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Le acquisizioni sembrerebbero tutt’altro che finite: i francesi di Pathé, il mega circuito cinese Wanda avrebbero interesse, secondo alcuni pettegolezzi, ad entrare in Italia sul mercato delle sale. Acquistando strutture esistenti, costruendone nuove, portando un nuovo, o, comunque, differente approccio al business? Stratta è scettico “I grandi gruppi sono proprietà di fondi di investimento che seguono le regole della finanza. Comprano, consolidano e rivendono a prezzi più alti. Noi, oggi, abbiamo bisogno di un approccio differente da costruire insieme ai distributori che non se la passano troppo bene. La situazione non è per niente facile, ma possiamo farcela con l’impegno di tutti.”

Ma è proprio questo punto di vista a far guardare con interesse a quanto accade al vicepresidente dell’ANEC, Francesco Santalucia “Vue è di proprietà di un hedge fund, ma il suo management sa come operare sul mercato cinematografico secondo le regole dell’esercizio e non seguendo quelle della finanza. Sicuramente sono dei competitor più interessanti e la loro storia, la loro azione sui mercati dove sono presenti lo dimostra. Credo che il loro ingresso sul mercato potrebbe portare uno shock positivo.”

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Gli esercenti italiani sono preoccupati di vedere ‘ceduti’ i gioielli di famiglia all’estero? “Nel nostro paese i gioielli di famiglia sono stati già portati via da tempo in tutti i settori dell’economia. E’ un segno dei tempi inevitabile, ma la gran parte dell’esercizio è italiano e ha una sua lunga tradizione. Qualche colpa, certo, ma anche tanto coraggio a continuare a investire nell’innovazione per il suo pubblico.” dice Protti cui fa eco Santalucia “L’Italia è stata troppo a lungo un’anomalia: succede in Francia, in Spagna, in Germania. E’ il cinema europeo di oggi e noi dobbiamo prendere atto di questa realtà, cercando di trarne il meglio.”

La British invasion del cinema italiano è, dunque, appena cominciata con la fine della presenza ultraventennale di Silvio Berlusconi nel mondo dell’esercizio cinematografico nazionale e la conclusione della breve avventura della famiglia Benetton a fronte di una cinquantina di milioni di Euro per gruppo.

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