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Quando la memoria sopravvive ai fatti: la storia di Ceccardo

Dalle feste patronali alle tradizioni locali, alcune figure continuano a vivere nella memoria collettiva nonostante le incertezze storiche.

Quando la memoria sopravvive ai fatti: la storia di Ceccardo
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14 Giugno 2026 - 18.39 Culture


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Ogni città italiana ha il proprio patrono. Alcuni sono figure note ben oltre i confini locali, come San Francesco d’Assisi o San Gennaro; altri sopravvivono quasi esclusivamente nella memoria delle comunità che continuano a celebrarli. È il caso del vescovo Ceccardo, patrono di Carrara, la cui vicenda attraversa secoli di racconti, versioni contrastanti e fonti spesso discordanti.

A differenza di altre figure religiose la cui biografia è stata tramandata con maggiore continuità e accuratezza, la sua storia presenta numerose zone d’ombra. Le fonti non concordano sulla data della morte, sui responsabili e nemmeno sulle circostanze che portarono al suo omicidio.

Ceccardo era il vescovo di Luni nel IX secolo, una città che aveva conosciuto secoli di prosperità sotto l’Impero Romano ma che, dopo la sua caduta, stava lentamente perdendo la propria importanza. A mantenerne intatto almeno il prestigio contribuivano ancora i marmi del territorio, che per secoli avevano viaggiato verso Roma e continuavano a brillare tra edifici e monumenti.

Secondo la versione più nota, una flotta normanna sarebbe stata attirata dall’apparente ricchezza del territorio. Il suo comandante, Hastings, si presentò inizialmente alle porte della città fingendosi un pellegrino cristiano, riuscendo così a non destare sospetti. In seguito, simulò una grave malattia e lasciò intendere di essere morto. Furono allora i suoi uomini a chiedere che il corpo potesse ricevere una sepoltura secondo il rito cristiano, come desiderio del defunto. Ottenuto il permesso di entrare, Hastings varcò le mura all’interno di un feretro e, una volta giunto in città, avrebbe dato inizio all’attacco che costò la vita anche al vescovo Ceccardo.

Eppure, questa ricostruzione è soltanto una delle molte versioni tramandate nei secoli. Alcune fonti collocano la sua morte nell’870, altre la anticipano di dieci anni, mentre alcune ricostruzioni la fanno risalire addirittura al 600. Ma le divergenze non riguardano soltanto la cronologia; cambiano anche le cause della morte: alcune versioni parlano di una vendetta, altre di un’aggressione avvenuta per una rapina, altre ancora collegano l’episodio alle tensioni generate dalla sua attività pastorale.

Lo studioso Alfredo Cattabiani, nel volume Santi d’Italia, raccoglie diverse tradizioni che mostrano quanto il racconto si sia trasformato nel corso dei secoli. In una delle versioni più suggestive, Ceccardo non viene ucciso dai Normanni ma decapitato da un uomo consumato dalla gelosia dopo un gesto di carità. La tradizione vuole che nel luogo in cui cadde la sua testa sia sgorgata una sorgente miracolosa, dettaglio che mostra come, nel corso dei secoli, la figura del vescovo abbia assunto sempre più i contorni della leggenda.

Nonostante le incongruenze e le versioni contrastanti, la figura di Ceccardo non è scomparsa. Nel XIV secolo venne proclamato patrono di Carrara e ancora oggi le sue reliquie sono custodite nel Duomo della città. Questo ci dimostra che la memoria collettiva non conserva sempre i fatti nella loro forma originaria, più spesso conserva figure, simboli e racconti capaci di rappresentare l’identità di una comunità.

La sua storia, come molte altre tramandate nei secoli, continua a essere raccontata ed è interessante, non tanto per la sua presunta morte rocambolesca o perché permetta di ricostruire con precisione ciò che accadde, ma perché mostra il modo in cui una comunità sceglie di ricordare il proprio passato.

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