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A Carrara 12 Dicembre di Pasolini e Bonfanti

A Carrara il docufilm 12 Dicembre. Ormai è noto: fu realizzato da Pier Paolo Pasolini con Giovanni Bonfanti. Una giornata di canti popolari e memoria. [Barbara Monaco]

A Carrara 12 Dicembre di Pasolini e Bonfanti

GdS

12 Dicembre 2015 - 16.52


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Presentato oggi a Carrara il docufilm 12 dicembre (1972) la cui paternità, dopo il ritrovamento di prove determinanti, è di Pier Paolo Pasolini, che lo realizzò con Giovanni Bonfanti e un collettivo di “Lotta Continua”. Ogni dubbio è stato infatti fugato definitivamente con il ritrovamento di una registrazione audio dove, fra l’altro, lo scrittore-regista afferma: “Ci ho lavorato, l’ho montato io, ho scelto io le interviste ma non ho messo la regia, perché gli avvocati che l’hanno visto mi hanno detto che era pericolosissimo, che mi avrebbero messo in prigione. E allora abbiamo trovato una formula per cui il mio nome ci fosse, perché chi voleva capire capisse, ma formalmente non potessero procedere contro di me”. Del film, di Carrara e della manifestazione di canto popolare anarchico del 12 dicembre parla Barbara Monaco, autrice del pezzo che segue.

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Carrara anarchica, da sempre. Carrara storicamente anarchica. Carrara riconosciuta anarchica da quelli che stanno fuori e che la pensano anarchica. Carrara che a forza di essere ricordata si ricorda e si riscopre… Anarchica. Anarchica anche fuori dalle vinerie e dai circoli, oltre il 1° Maggio e il 7 Luglio, fuori e dentro la “città vecchia”, Carrara tornerà ad essere anarchica, anche il 12 Dicembre. Il merito è di Soledad Nicolazzi che, senza premeditazione, ha seguito il proprio istinto o il proprio cuore(?) insomma… sulle sue labbra, il 4 dicembre scorso, le note di “O Gorizia tu sei maledetta” sono sbocciate all’improvviso, senza un perché, se non quello di scoprire di non poter tollerare di vedere anche il proprio figlio in piedi, di fronte alle divise sull’attenti e a quel primo cittadino troppo patriottico nel glorificare le azioni intraprese durante quella carneficina che fu la Prima Guerra Mondiale.

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La Storia certo è sempre quella narrata dai vincitori ma, soprattutto colpevolmente dimentica delle minoranze: “Durante la cerimonia certo non sono state lette le lettere dei disertori o le parti cancellate dalla censura di guerra”, sottolinea l’artista nel corso di un’intervista rilasciata a “Radio Popolare Network”. E allora questo canto libertario è stato liberatorio, non è servito solo ad incuriosire gli astanti, ma ha dato la possibilità, anche a chi era convinto di non poterci credere più, di crederci ancora.

Da quel giorno da tutta Italia il tam-tam non si è più arrestato e, insieme alle congratulazioni è esplosa la voglia di partecipare, tanto da far cercare una data all’Archivio Germinal (la cui biblioteca fino a pochi anni fa aveva sede in locali donati quale riconoscimento per la lotta di Liberazione partigiana durante Resistenza, per venir in seguito dislocata dell’Amministrazione comunale in una fatiscente sede “provvisoria”): sarà così che il 12 dicembre le strade della città risuoneranno di canti intonati da artisti provenienti da mezza Italia. Canti che inneggiano alla lotta sociale e civile, perché questa volta, si afferma dal Geminal, “ai ragazzi vengano insegnati valori diversi dal sacrificio della vita per la vittoria. Proprio oggi sì, perché quando sembra si stia nuovamente soffiando sul fuoco della guerra, non pare il caso festeggiare quelle passate” “Cantiamogliele”, questo il titolo dato all’evento, si snoderà per le vie del centro dalle 15.30 alle 16.30, per poi radunare tutti i cori in Piazza Gramsci alle 17 per la cantata finale.

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Ma anche per altri motivi il 12 dicembre non sarà, come non è mai stato, da 46 anni a questa parte, un giorno qualsiasi. Correva l’anno 1969 quando in Italia, il 12 Dicembre inaugurava nel sangue la strategia della tensione. Alle 16:37, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura scoppiava un ordigno contenente 7 chili di tritolo, che uccideva 16 persone e ne feriva 87: la Strage di Piazza Fontana. È quindi questa volta del Comitato provinciale dell’Associazione Arci l’idea di proiettare, presso la Biblioteca Civica della stessa Piazza Gramsci, immediatamente dopo, alle 17.45, il documentario, da pochi mesi restaurato dal Centro Studi-Archivio Pasolini di Bologna, il documentario “Dodici Dicembre. Una bomba. La morte di un anarchico”. Anche in occasione dei 40 anni dalla morte del suo regista e ideatore Pier Paolo Pasolini, questo viaggio lungo la penisola, entra nel vivo delle realtà più dure del tempo, dove non possono mancare neppure le genti del marmo; un viaggio che arriva in cava e narra di quelle morti bianche e di quel sangue versato che, ieri come allora, continua a profanare il candore di quel che resta delle Alpi Apuane. E allora chissà se questo prossimo 12 Dicembre fra i cori di lotta non risuonerà, in memoria di quell’anarchico morto, anche questo.

Quella sera a Milano era caldo

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ma che caldo, che caldo faceva,

“Brigadiere, apri un po’ la finestra!”,

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una spinta … e Pinelli va giù.

“Sor questore, io gliel’ho già detto,

le ripeto che sono innocente,

anarchia non vuol dire bombe,

ma uguaglianza nella libertà”.

“Poche storie, confessa, Pinelli,

il tuo amico Valpreda ha parlato,

è l’autore di questo attentato

ed il complice certo sei tu”.

“Impossibile!”, grida Pinelli,

“Un compagno non può averlo fatto

e l’autore di questo delitto

fra i padroni bisogna cercar”.

“Stai attento, indiziato Pinelli,

questa stanza è già piena di fumo,

se tu insisti, apriam la finestra,

quattro piani son duri da far”.

C’è una bara e tremila compagni,

stringevamo le nostre bandiere,

quella sera l’abbiamo giurato,

non finisce di certo così.

E tu Guida, e tu Calabresi,

se un compagno è stato ammazzato
,
per coprire una strage di Stato,

questa lotta più dura sarà.

Quella sera a Milano era caldo

ma che caldo, che caldo faceva,

“Brigadiere, apri un po’ la finestra!”,

una spinta … e Pinelli va giù.

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