Pasquale Catalano: “Musica e film, Morricone ha insegnato a cercare soluzioni inedite”

Parla Pasquale Catalano, Nastro d’argento per la colonna sonora della “Dea fortuna” di Ferzan Ozpetek: “Il dialogo tra artisti diversi per il cinema è quasi sempre positivo”

Pasquale Catalano alla destra di Ennio Morricone

Pasquale Catalano alla destra di Ennio Morricone

GdS 10 luglio 2020
di Giuseppe Costigliola

“Il premio è idealmente dedicato a Ennio Morricone. Ma anche a tutti coloro con cui abbiamo realizzato il film e le sue musiche: i musicisti che l’hanno eseguita, il regista, i produttori e gli editori musicali. Ho avuto l’onore di concorrere in una cinquina straordinaria e questo premio, assegnato dalla critica italiana, mi rende ancora più orgoglioso. Collaboro da oltre dieci anni con Ferzan Ozpetek e La Dea Fortuna, dopo un bellissimo successo di pubblico, riceve anche questo premio: un sogno che si avvera”.
Con queste parole Pasquale Catalano ha accolto il premio Nastro D’Argento per la colonna sonora del film La Dea Fortuna (che si è aggiudicato a pari merito con Brunori Sas, autore delle musiche di Odio l’estate), che per un segno del destino è stato assegnato il giorno della scomparsa del compianto Ennio Morricone.
Dopo aver studiato pianoforte, chitarra, violino e composizione, Catalano ha maturato una lunga esperienza teatrale, cinematografica e televisiva. Vanta numerose collaborazioni con importanti registri nostrani (Corsicato, Sorrentino, Ozpetek, Labano, Capuano, Miniero, Capotondi), che gli hanno fruttato due candidature al David di Donatello (2005 e 2010). Proficua e piena di soddisfazioni anche la carriera televisiva, tra le cui varie composizioni annovera quella della colonna sonora della serie Romanzo criminale. Abbiamo intervistato il maestro dopo la vittoria dell’ambito premio.

Nastri D'Argento, 'Favolacce' e 'Pinocchio' i grandi vincitori

Aggiudicarsi un Nastro d’Argento è un grande riconoscimento per la propria carriera artistica. Che emozioni ha provato?
Magnifico, essere in un albo d’oro che include grandi compositori da Nascimbene a Lavagnino a Piccioni, Rota, Rustichelli, Piovani mi fa sentire parte di un mondo nel quale sono entrato in punta di piedi più di venti anni fa.

È appena scomparso Ennio Morricone. Quanto è stata importante la figura, l’opera del Maestro, nella sua formazione e nel modo di rapportarsi che lei ha con la creazione di colonne sonore?
Conoscere la musica del Maestro è imprescindibile per un compositore, credo che la sua influenza su di me riguardi soprattutto il tentativo di non riposare mai su uno schema musicale già affermato ma ricercare fino alla fine soluzioni inedite nella relazione tra musica e immagini. In questo senso il lavoro di Morricone con Giuseppe Tornatore negli ultimi anni è un esempio della scoperta continua di nuove possibilità.

Come ha iniziato l’attività di compositore cinematografico che le sta dando così grandi soddisfazioni? Riguardo alla sfera creativa è un’attività del tutto appagante, o il doversi rapportare con le esigenze della regia in qualche modo condiziona la creatività?
È stata la convergenza naturale di due grandi passioni, la musica e il cinema, scoperte da adolescente, che mi hanno portato ad una lunga militanza nel teatro che frequento ancora purtroppo sporadicamente, poi a scrivere per il cinema. Ho sempre pensato che il confronto tra le componenti diverse di un film, montaggio, musica e regia, porti a un risultato che è più grande della somma di tutti questi elementi e il dialogo tra artisti e professionisti del cinema è (quasi) sempre positivo.

Dalle sue composizioni si nota una predilezione per la struttura orchestrale, per gli archi. È solo una questione di gusto, o è dovuta a particolari influenze?
Ho una formazione violinistica e questo mi porta a conoscere profondamente le sfumature, dalle vibrazioni armoniche per simpatia all’uso dell’arco alla coloritura di alcune tonalità, che un’orchestra rende possibile. Ma il fattore determinante per la scelta del suono di un film è l’estetica che il regista vuole creare nel rapporto tra fotografia e immagine.

Lei è nato a Napoli: nella sua musica è presente in qualche modo la grande tradizione musicale partenopea?
Impossibile non esserne influenzato circondato da tanto talento, se dovessi scegliere dei nomi direi Roberto de Simone, uno dei più grandi compositori tra i due secoli, la Nuova Compagnia di Canto Popolare e Carlo Gesualdo.

Lei è nel direttivo dell’Associazione Compositori Musica per Film, organismo che rappresenta e tutela un settore artistico che ha dato e dà grande lustro alla cultura e all’arte italiane. Secondo lei come bisognerebbe intervenire per aiutare questo settore così duramente colpito dalla paralisi delle attività imposte dal Coronavirus?
Purtroppo, la crisi che ci ha investiti è arrivata in un momento di ripresa del cinema italiano e credo che occorra tempo perché gli spettatori ricomincino a frequentare le sale. Fino a quel momento è necessario aiutare tutti gli addetti del settore con un contributo straordinario. Per quanto riguarda i compositori, come associazione ci spendiamo affinché l’Italia recepisca la direttiva europea erroneamente detta sul copyright (in realtà si tratta di Diritto d’Autore) e per intervenire sulla attuale legislazione sul cinema perché i fondi genericamente destinati alla musica per film vengano indirizzati verso la musica originale. In questo modo si aiuterebbe tutta la filiera della musica italiana, dalle orchestre alle sale di incisione, che oggi è fortemente penalizzata dalla concorrenza dei paesi dell'Europa orientale.

Progetti futuri? Ha già qualcosa in cantiere?
Dopo “Romanzo Criminale” di Giancarlo de Cataldo, “La Versione di Barney” di Mordecai Richler e “Passeggeri Notturni” di Gianrico Carofiglio mi confronto ancora con la letteratura contemporanea. Torno a scrivere per la televisione, una serie di sei film basati sulle storie del Commissario Ricciardi scritte da Maurizio De Giovanni, poi la terza serie de “I Bastardi di Pizzofalcone” e un progetto di musica “assoluta”, come la definirebbe il Maestro Morricone.