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Ghetto classic: Bach e Beethoven per scappare dall'inferno di Korogocho

Nel 2008, accanto alla discarica della baraccopoli di Nairobi, una giovane keniota di nome Elizabeth Njoroge decise di fondare una scuola di musica classica per bambini.

Ghetto classic: Bach e Beethoven per scappare dall'inferno di Korogocho
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5 Ottobre 2015 - 10.50


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Prima del 2008 nessuno a Korogocho aveva mai sentito suonare un brano di Bach e di Beethoven. Fu in quell’anno che, proprio accanto all’enorme discarica dell’immensa baraccopoli di Nairobi, una giovane keniota di nome Elizabeth Njoroge decise di fondare una scuola di musica classica per bambini. Il progetto mosse i primi passi per gioco, grazie ad alcuni flauti di plastica, uno spazio messo a disposizione dalla parrocchia di St. Jhon e l’attivismo di un manipolo di volontari impegnati a insegnare i rudimenti della musica a un gruppo di ragazzini ingestibili. Poi “la scuola mi è esplosa tra le mani e oggi non posso più abbandonarla”, racconta la stessa Elizabeth in un articolo di Sergio Ramazzotti pubblicato dalla rivista Africa. – “E non ci penserei nemmeno, perché mi dà soddisfazioni enormi”. Da quei primi passi infatti, molta strada è stata fatta. E’ nata la Ghetto Classic, un orchestra che si esibisce ogni mese nell’oratorio di St Jhon. Alcuni ragazzi dello slum sono approdati al conservatorio di Nairobi, un luogo di cui non sospettavano nemmeno l’esistenza, e avranno un futuro da da musicisti. Ma anche per quelli che hanno meno talento la musica è l’unica possibilità per sfuggire all’inferno di violenza, droga e disperazione di Korogocho.

La scuola di Elizabeth ha cambiato molte vite. Come quella di Brian Kepher uno dei tanti ragazzi di strada che scopri la sua passione per la musica sentendo per caso una banda militare intonare l’inno nazionale. Grazie alla scuola Brian ha ripreso gli studi ed ora sogna di diventare un direttore d’orchestra. Uno dei suoi sogni si è già avverato: lo scorso maggio ha suonato l’inno nazionale del Kenya alla presenza del presidente della repubblica. “La musica mi ha reso libero – racconta invece un altro ragazzo. – Grazie alla musica non rischio di cadere nella tentazione delle gang. Se vivi a Korogocho prima o poi ci finisci invischiato”.

Nel loro percorso per diventare musicisti i ragazzi dello slum devono scontrarsi spesso con l’ostilità della loro famiglia. Come Celine, un talento del clarinetto che è stata ammessa al conservatorio e si ostina a continuare nonostante l’opposizione del fratello. O il violinista Lameck :“Mio padre non ha mai capito nulla di musica. Si è messo in testa che devo fare il neurochirurgo perché ha sentito alla tivvù che si guadagna un sacco. Magari farò anche quello, ma per il momento mi piace il violino”.

La scuola di Elizabeth va avanti tra mille difficoltà. Anche gli strumenti scarseggiano. Non ce ne sono mai abbastanza, né per le lezioni quotidiane, né per la Getto Classic. In questo caso aiuta la creatività e l’arte di arrangiarsi. Le partiture dei grandi compositori vengono riscritte e riadattate ai pochi mezzi “melodici” disponibili. Nessuno degli allievi può comunque portare uno strumento a casa. Il rischio che vengano rubati o venduti dalla stessa famiglia è troppo grande.

Nei pomeriggi di lezione le note della scuola di Korogocho risuonano sopra l’osceno spettacolo e la desolazione della discarica caricandosi di una misteriosa armonia. “Una domenica ho sentito le prove dell’orchestra – racconta Sergio Ramazzotti nell’articolo – e , mentre ascoltavo Bach, la discarica sullo sfondo è scomparsa del tutto. Non so se Celine diventerà una concertista, o Lameck un neurochirurgo o Brian un maestro. So però che quel pomeriggio, mentre volavano sugli accordi della musica che essi stesi creavano, ho visto i loro occhi brillare di una gioia pura e intatta, come sempre dovrebbe riplendere negli occhi di un adolescente ma che nei loro non avevo ancora scorto”.

La scuola di musica di Korogocho si regge grazie alle donazioni. Per chi volesse contribuire: http://www.artofmusic.co.ke/.

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