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La Caduta, genio e poesia di una pala d'altare con Giovanni Lindo Ferretti

Un'opera di Andrea Angione diventa manifesto e gonfalone della Fondazione Ferretti Saga il canto dei monti. La bellezza caravaggesca, la tradizione, i cavalli.

La Caduta, genio e poesia di una pala d'altare con Giovanni Lindo Ferretti

GdS

6 Giugno 2015 - 18.23


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C’è della poesia, e in controluce del genio, nella bellissima storia della pala d’altare che ritrae Giovanni Lindo Ferretti come fosse il San Paolo caravaggesco caduto da cavallo. La Caduta, si intitola lo scatto fotografico stampato su tela per pala d’altare di Andrea Angione. Un’opera – che è divenuta manifesto e gonfalone della Fondazione Ferretti Saga il canto dei monti – raffigurando la caduta da cavallo e conversione di Saulo, riletta con Giovanni Lindo nelle vesti di San Paolo, il fantastico Marcello Ugoletti che lo aiuta, e Ben, cavallo frisone che abbiamo ammirato in Saga.

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Ieri sera in Piazza Santo Stefano, una delle piazze più suggestive di Bologna, con “Il tramonto svela la tela lo scatto fotografico per una pala d’altare è stato presentato al pubblico. Si tratta di un altro passo sul percorso della nascita del teatro barbarico montano, principale pilastro della Fondazione Ferretti che ha messo sede sull’Appennino tosco emiliano, con una casa, un capannone e due grandi stalle. Una sfida epocale, con una visione che emoziona. Tramandare il piacere e la necessità di vivere in montagna, a contatto con la natura, con la propria storia, con l’identità che ci rende uomini, in un tempo in cui il mondo si sgretola, rovina su di sé, scivola in basso, al piano, in città.

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La tela è opera fotografica di Andrea Angione, fotografo appassionato di pittura classica che ha voluto Ferretti nella rappresentazione di questa scena, per la chiara vicinanza dell’artista emiliano all’esperienza della conversione. La Caduta racconta Ferretti e la sua azione nella Fondazione per il teatro equestre barbarico montano. Il cavallo, straordinariamente rappresentato, sembra significare agli occhi di chi guarda l’irruzione del divino nella quotidianità, la forza assoluta della tradizione. La luce che toglie dal buio i protagonisti è la grazia divina. Marcello la forza della ragione quando poggia sul terreno della storia e non si sbriciola nel virtuale niente dell’epoca.

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“Se la nostra montagna frana irrimediabilmente, frana la terra e si sgretolano le comunità che la abitano, e l’unica contromisura messa in atto è la costruzione di viadotti e gallerie ad agevolare il transito, noi accettiamo la sfida di questo nostro tempo: tra una frana e un viadotto costruiamo la nostra dimora di uomini e cavalli per essere argine, far fronte nella quotidianità dell’operare, secondo le nostre capacità, allo sgretolamento in atto”.

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