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Un album rap racconta le storie di cinque detenuti

Lo ha prodotto Mirko Kiave, rapper cosentino che ha aiutato i ragazzi a scrivere i testi e a metterli in musica. L'album è scaricabile gratuitamente.

Un album rap racconta le storie di cinque detenuti

GdS

16 Ottobre 2014 - 11.39


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Un album per rinascere. Per far uscire le proprie rabbie, le proprie storie, ora recluse nel carcere di Monza. La musica rap è il veicolo per oltrepassare le mura dentro le quali sono ristretti Manolo, El Cachorro, Nene Bellaco, Henry Dannato e Afrosen.

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Sono i nomi d’arte di giovani rapper stranieri. Il cosentino Mirko Kiave, rapper famoso sulla scena italiana, è stato il loro produttore: ha aiutato i ragazzi a scrivere i testi, a metterli in musica e a incidere l’album. Il risultato è scaricabile gratuitamente qui, oppure lo si può ascoltare su Youtube, dove si trova anche l’intervista al cantante e il backstage del lavoro.

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Spagnolo, francese e italiano sono le lingue scelte per i testi delle canzoni. L’associazione “Il razzismo è una brutta storia”, principale partner di questo progetto del Comune di Monza, li ha tradotti e resi disponibili sul suo sito. Questo prodotto è solo uno dei capitoli di “La biblioteca è una bella storia”, iniziativa con la quale il Comune di Monza promuove il suo sistema bibliotecario BRIANZABIBLIOTECHE.

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L’idea è rendere le biblioteche luoghi d’incontro, di scambio, di eventi e di socialità. Tra le biblioteche coinvolte c’è anche quella della Casa circondariale di Monza, trasformata in sala di registrazione per l’occasione.

“La mia vita ricomincia con questa canzone/quando ho toccato il fondo/il momento in cui sono entrato in prigione,/e ricevere una lettera del mio amico Simon/mi ricordo come fosse ieri quando tutto è iniziato/sembrava sarebbe stata la miseria per sempre”, canta Afrosen ne La renaissence, la rinascita, una delle storie più crude raccontata in questo album. “Sono tornato alle origini del rap lavorando a questo progetto.

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Qui ci sono ragazzi che la strada l’hanno vissuta davvero a differenza di certi rapper in Italia”, spiega in un’intervista rilasciata a “Il razzismo è una brutta storia” Kiave. E per questo non vede l’ora di ripetere l’esperienza in altre carceri italiane.

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