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Gabriele Muccino sull'Italia: "ho trovato un paese apatico e rancoroso"

Il regista parla del suo ritorno dopo 12 anni negli Usa: "da noi persiste l'idea dell'uomo forte che ci salverà. Siamo abituati alla de-responsabilizzazione"

Gabriele Muccino sull'Italia: "ho trovato un paese apatico e rancoroso"

GdS

25 Giugno 2018 - 10.45


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Un paese apatico, rancoroso e incapace di guardare avanti. E’ l’Italia che Gabriele Muccino ha trovato al suo ritorno dopo 12 anni passati negli Stati Uniti. Ne ha parlato a la Stampa dopo aver incassato circa 10 milioni di euro con A casa tutti bene, film che ha segnato il suo ritorno in Italia.
“Mi mancava – ha raccontato Muccino – il modo di vivere italiano, la convivialità, la condivisione di un certo umorismo. In Usa contano soprattutto due cose, “quanto hai” e “che cosa hai fatto ieri”, perché dell’altro ieri non frega niente a nessuno. A Hollywood la mortalità dei film è altissima, lavori per mesi a un progetto, poi succede che salti tutto e magari ti ritrovi a girare un film che in quel momento non avresti voluto fare”.
Muccino ha detto di aver trovato un’Italia molto cambiata, rispetto al 2005, anno della sua partenza dopo il successo ottenuto da L’ultimo bacio.
“Nel 2005 – ha ricordato Muccino – c’era già Berlusconi che cominciava a fare i suoi pasticci, ma, nel complesso, il nostro era ancora un Paese ridente. Negli Usa era lo stesso, il vento della crisi ancora non si avvertiva, poi nel 2007 è arrivato lo tsunami finanziario, ma è stato proprio in quegli anni che ho visto all’opera lo spirito migliore della società Usa. Gli americani sono capaci di darsi quel colpo di reni che li risolleva. In Italia, invece, il futuro non è mai affidato agli individui, persiste l’idea dell’uomo forte che ci salverà. Siamo abituati alla de-responsabilizzazione”.
Poi una considerazione sulla situazione politica in Italia. “Ai tempi leggere del Vaffa Day – ha raccontato Muccino – è stato sconvolgente. In America se dici Fuck You davanti ai figli piccoli sei considerato un untore. Di Grillo mi colpì moltissimo la violenza verbale. Il nostro è un paese verbalmente incattivito. Oggi si parla per slogan e alla fine sembra che tutti dicano le stesse cose. Ho ritrovato un paese apatico, rancoroso, incapace di guardare avanti”.

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