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Antonio Buccioni: l’arte circense in Italia rischia l'esilio culturale

Intervista al presidente dell'Ente Nazionale Circhi: 'Il nostro è un Paese che percepisce la presenza di uno spettacolo circense come un fastidio'.

Antonio Buccioni: l’arte circense in Italia rischia l'esilio culturale

GdS

22 Dicembre 2015 - 12.14


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di Nicole Jallin*

Dal 1948 l’Ente Nazionale Circhi è in Italia l’unica associazione di categoria che agisce nell’interesse e nella diffusione dell’arte circense, ottenendo il riconoscimento legale della “funzione sociale del circo”. Il Presidente E.N.C. Antonio Buccioni spiega l’attuale stato di salute dello spettacolo viaggiante.

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Qual è il livello di partecipazione del pubblico al circo?

Vorrei esprimere che la straordinaria e commovente risposta alla scomparsa di Moira Orfei testimonia in modo inconfutabile l’amore del popolo per il circo equestre. Poi, in termini di ascolti, in relazione al costo/rendimento, la situazione è molto positiva. A livello televisivo le emittenti Mediaset e Rai riscontrano una presenza pressoché costante di artisti circensi ai programmi di competizione creativa, e ricavano tra il 5% e il 10% di audience pur riproponendo principalmente repliche in prima serata su canali come Rai 3, il che significa gestire materiale a costo zero con risultati decisamente positivi circa l’analisi costo/rendimento.

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C’è però chi condanna il circo soprattutto per il coinvolgimento degli animali.

Spiegherò il rapporto con il pubblico attraverso un paragone semplice ma diretto: il circo è come il gorgonzola. C’è chi lo ama molto e c’è chi invece non lo sopporta e sta lontano. E questo distinguo implica anche il tema della presenza di animali: argomento che da decenni è pretesto di accuse intorno a una consapevolezza che regola e salvaguarda le migliori condizioni di stabulazione, addestramento e trasporto degli stessi. Purtroppo è spesso bersaglio di polemica comoda e pretestuosa che rischia di denigrare l’intera l’attività. Ricordo però che esistono gli zoo, con animali sempre in gabbia, esiste la caccia che ogni stagione causa morte, esistono allevamenti finalizzati al consumo umano di animali che spesso non garantiscono loro le migliori condizioni di vita.

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Un bilancio della situazione lavorativa delle imprese circensi?

Ormai il circo vive solo del pubblico pagante. A differenza delle altre forme di spettacolo non ha mai avuto contributi regionali, provinciali o comunali ma solo fondi statali, parte dei quali destinati ai luna park. Il contributo FUS per il triennio 2015-2017 destinato alle imprese circensi italiane, con tredici domande accolte su sedici formulate, prevede un complessivo di circa un milione di euro. Cifra indecente e in totale difformità rispetto alle aree socioculturali a noi vicine come Spagna, Francia, Svizzera o Germania. È il riflesso di un paese, il nostro, culturalmente sprofondato nel quinto mondo che percepisce la presenza di uno spettacolo circense come un fastidio: basta però sconfinare all’estero per accorgersi che lo stesso evento culturale viene accolto con la massima disponibilità e interesse.

Dunque, che rapporto c’è con le istituzioni?

Dati i ridicoli contributi pubblici e la mancata ottemperanza della legge n. 337/68 per la quale ogni Comune deve predisporre una o più aree funzionali all’installazione di spettacoli viaggianti (spazi idonei e dignitosi, cioè forniti almeno dei servizi basilari), direi che attualmente viviamo tale rapporto in una negatività radicalizzata. Si trovano risorse per diverse esigenze e categorie senza preoccuparsi di quelle, e sono molte, relative allo spettacolo viaggiante: tutto ciò è avvilente. La sopravvivenza del sistema circense non dipende dal rapporto di “distanza contributiva” con le istituzioni, necessita però, per diritto, del rispetto di un patto legislativo. In un certo senso, parafrasando De Sica, potremmo dire che ci “basta un po’ di terra per viver e morir”.

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Quali sono le prospettive?
A livello planetario il circo si avvia a un futuro roseo e forse d’oro perché è una delle più perentorie risposte all’esigenza delle persone di stare insieme: dato importante in un presente che protende per un “consumo” domestico dello spettacolo che limita la condivisione della festa in strada. Rispetto all’Italia rilevo invece una sconcertante emergenza per la quale temo che il circo possa diventare presto un comparto culturale in esilio: oggi, oltre dieci complessi partiti per tournée non sono rientrati perché all’estero hanno avuto riscontri economico-commerciali diretti, ma soprattutto hanno trovato rispetto socio-culturale per il loro lavoro. Ecco, qui manca il rispetto, basti pensare che il rilascio di una licenza comunale, che è un diritto, in molte parti del nostro paese viene contrabbandato come concessione a una supplica… Sì, di questo avremmo bisogno: rispetto.


*Questo articolo è stato pubblicato sul numero 7 dell’edizione cartacea del Giornale dello Spettacolo. Per leggerlo [url”CLICCA QUI”]http://goo.gl/xsgC7E[/url]

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