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"Sacco e Vanzetti", perché una storia non smette di indignarci

Restaurato il capolavoro con Volontè e Cucciolla. Il film di Montaldo alla Festa del cinema di Roma. Il regista: serve una mobilitazione contro l'odio

"Sacco e Vanzetti", perché una storia non smette di indignarci

GdS

4 Novembre 2017 - 18.02


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Il 23 agosto 1927 a Charlestown, Stati Uniti, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica per aver ucciso un contabile e la guardia di un calzaturificio. L’accusa era totalmente falsa e infondata. La riabilitazione arrivò una quarantina di anni fa. Tardi, per loro. La vera colpa dei due italiani era politica: erano anarchici. Ed erano appunto italiani. Come gli immigrati di oggi nel nostro paese da parte di noi italiani, un’etnia da molti temuta, disprezzata, osteggiata, ritenuta colpevole delle peggiori nefandezze. Nel 1971 Giuliano Montaldo girò un bellissimo film, Sacco e Vanzetti, con un Gian Maria Volonté in un ruolo che gli calzava alla perfezione e Riccardo Cucciolla, francese di origini pugliesi che per questa parte vinse un premio a Cannes, e una canzone commovente quale pezzo portante, Here’s to you Nicola and Bart cantata da Joan Baez e composta da Ennio Morricone. Questo capolavoro del cinema e della coscienza civile del nostro paese su un’ingiustizia è stato restaurato e la nuova versione viene proiettata domenica 5 novembre alla Festa del cinema di Roma. E il regista ricorda nelle sue dichiarazioni che oggi la vicenda è più attuale che mai. «Purtroppo». Così come ha ricordato che trovare i finanziamenti per la produzione, che fu italo-francese, fu molto difficile. Perché il tema, politico, scottava ancora. Tanto è vero che la vicenda non era molto conosciuta, Montaldo la apprese tramite uno spettacolo teatrale, e proprio la pellicola ha contribuito in modo decisivo a farla conoscere nel mondo. E il regista ha anche ricordato come ottenne la voce di Joan Baez per la canzone di Morricone: un colpo di fortuna. Era a New York e incontrò Furio Colombo, scrittore, giornalista, penna acuta ed eccellente che conosceva molto bene la cantante dalla voce da soprano e i capelli corvini impegnata in mille cause civili. E Colombo fece avere a Joan la sceneggiatura. La cantante lesse e disse sì.

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Il film è stato restaurato da Unidis Jolly Film con la Cineteca di Bologna, l’Istituto Luce-Cinecittà e Rai Cinema. Il regista lo presenta alla kermesse capitolina all’Auditorium Parco della musica e c’è da auspicare che arrivi nelle sale cinematografiche e in televisione. Montaldo ha ricordato come, in quegli anni di forti passioni civili e politiche che attraversavano anche il mondo del cinema, quando venne a conoscere la tragedia che portò i due alla morte gli suscitò un bisogno profondo di manifestare la sua insofferenza verso l’intolleranza e l’ingiustizia di ogni genere e forma. Ha pure detto di vedere molta intolleranza e odio intorno, oggi. E per combatterli il cinema non basta e ritiene serva una mobilitazione collettiva.

Accanto al restauro e alla proiezione del film, Cinecittà ospita una mostra di foto, “Sacco e Vanzetti – Novanta/Quaranta” (90 anni dall’assassinio legalizzato su sedia elettrica, 40 dalla riabilitazione giudiziaria) che propone quaranta immagini scattate sul set da Enrico Appetito e le accompagna con La morte legale: Giuliano Montaldo, documentario di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri sul film che porteranno nelle scuole.

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Nella serata alla Festa del Cinema Amnesty International, partner del progetto, ricorderà come e quanto lotta affinché la pena di morte sia abolita ovunque. E verranno proiettate le immagini originali di Sacco e Vanzetti con Gilda Botta al pianoforte e Luca Piccini al violoncello che suoneranno Here’s to you nella sala dove sarà presente l’autore, Morricone.

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