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Kevin Spacey: L’Europa non è sotto attacco e i terroristi sono solo dei perdenti

In Italia per presentare il brillante Baby Driver di Edgar Wright, l’attore parla di terrorismo e della risposta della società

Kevin Spacey: L’Europa non è sotto attacco e i terroristi sono solo dei perdenti

Marco Spagnoli

21 Agosto 2017 - 12.55


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Di Trump e della politica americana non vuole proprio parlare. Kevin Spacey in Italia per presentare alla stampa il sorprendente Baby Driver – il genio della fuga di Edgar Wright e in procinto di recarsi a Ravello per il biopic su Gore Vidal diretto di Michael Hoffman, dopo avere interpretato, sempre nel nostro paese, il miliardario Jean Paul Getty in All the money in the world di Ridley Sott, del Presidente degli Stati Uniti in carica preferisce non dire nulla. Del resto come potrebbe essere diversamente? Frank Underwood, il ‘suo’ Presidente protagonista sulfureo del fenomeno televisivo globale House of Cards è stato, in un certo senso, preso alla sprovvista dalla presenza del nuovo inquilino della Casa Bianca. Quando, però, gli viene chiesto se – vivendo gran parte dell’anno in Europa – si sente ‘minacciato’, ecco che l’understatement, vagamente sardonico di Spacey viene momentaneamente meno e – nelle sue parole – forzando un po’ la mano, troviamo traccia di “qualcosa di presidenziale”.
“Non sono d’accordo con chi dice che Londra o l’Europa siano sotto attacco. Si tratta di isolati ‘perdenti’ che scelgono la via più facile per fare del male alle altre persone.” Puntualizza Space che ribadisce “Non siamo sotto attacco: ai media piace raccontare questa cosa, ma non è vera. Per quanto sia terribile e doloroso vedere tante persone soffrire per i loro cari morti o per i feriti, non si tratta di un continente o di città sotto attacco. E’ come risponderemo a tutto questo a dimostrare che non siamo sotto attacco. E, alla fine, tutto andrà bene.” Tornando a Baby Driver – Il genio della fuga in uscita in Italia distribuito da Warner Bros. il 5 settembre, interpretato – tra gli altri – al fianco del giovanissimo Ansel Elgot, di Jamie Foxx e John Hamm, Spacey si dice molto soddisfatto del suo ruolo dell’enigmatico ‘Doc’, il méntore di un ragazzo in grado di guidare come nessun altro e di riuscire, durante le rapine, a seminare chiunque, grazie a dei doni ‘speciali’ e ad una grande passione per la musica.
A dirigerlo nel film, un altro giovane regista tra i tanti della sua carriera, ma – probabilmente – uno dei più talentuosi: Edgar Writght “Già da prima di Baby Driver si era capito che Edgar ha la stoffa per diventare uno dei principali registi del cinema contemporaneo.” Commenta Spacey con convinzione “Intelligente, pieno di stile, brillante, ricco di inventiva, carico di energia…un grande narratore. Non ho alcun dubbio che continuerà a sorprenderci in generi differenti che non ci aspettiamo, lavorando con attori da cui trarre il massimo con delle interpretazioni degne di ammirazione. Spero di potere essere nella sua lista di interpreti anche nel prossimo futuro. Sul set scherzavamo che il sequel di questo film si dovrebbe chiamare Baby Doc, come il mio personaggio.…”sorride Spacey che sempre mantenendo una certa ironia, parlando, invece, di registi italiani con cui vorrebbe lavorare, ha due nomi subito pronti: “Fellini e Pasolini”. Con una nota più seria aggiunge: “Ammetto di non conoscere bene il cinema italiano contemporaneo, ma spero di saperne molto di più di quello che accade nel cinema italiano, prima di ripartire alla fine delle riprese di Gore.”

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