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Da Venezia e Locarno a Roma: otto giorni di cinema con i film dei Festival

Dal 15 al 22 settembre 2015, Anec Lazio porta le pellicole in concorso alle due rassegne cinematografiche in 16 sale romane.

Da Venezia e Locarno a Roma: otto giorni di cinema con i film dei Festival

GdS

14 Settembre 2015 - 16.38


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di Nicole Jallin

Sono oltre 50 i titoli complessivi provenienti dalla 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e dal 68° Festival di Locarno, che a partire da domani 15 settembre, illumineranno per una settimana (fino al 22) gli schermi dell’Alcazar, Intrastevere, Nuovo Sacher, Eden Film Center, Giulio Cesare, Adriano, Fiamma, Barberini, Jolly, Mignon, Savoy, Tibur, Greenwich, Farnese Persol, Quattro Fontane, Nuovo Olimpia.

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Anec Lazio, con il sostegno del MiBACT, dell’Assessorato alla Cultura e allo sport di Roma Capitale e, da quest’anno, della Fondazione Cinema per Roma e BNL Gruppo Bnp Paribus, prosegue il suo impegno annuale (giunto ormai all’edizione numero XXI per Venezia e XVI per Locarno) con ” Il cinema attraverso i grandi festival” che ha già accolto, lo scorso giugno, le pellicole più premiate di Cannes, portando in anteprima nazionale al pubblico della capitale una ricca selezione di lavori in lingua originale sottotitolati in italiano che difficilmente potrà essere distribuita durante l’anno.

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“Si tratta di un appuntamento – ha commentato Giorgio Ferrero, presidente dell’Anec Lazio, che da anni coinvolge un pubblico sempre più vasto. E in questo periodo di crisi economica, Anec Lazio apre una finestra privilegiata sul ricchissimo panorama cinematografico contemporaneo, consentendo di vedere un cinema di assoluto valore artistico in anteprima assoluta e a prezzi accessibili. Questo conferma l’apporto fondamentale del cinema alla vita culturale della città”.

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Dunque, per tutti coloro che vogliono vivere o rivivere il miglior cinema d’autore delle due rassegne, o che semplicemente non vogliono rinunciare al cinema di qualità, l’attesa è finita: dal red carpet elvetico arrivano, in “Concorso Internazionale”, il greco Chevalier, regia Arthina Tsangari, dove, a bordo di uno yacht lussuoso, si “gioca” a trasformare amicizia in rivalità; il francese Cosmos di Andrzej Zulawski, con una gita trascorsa in un bosco inquietante; Jigeumeun matgo geuttaeneun Tellida (Right here, Wrong Then), del coreano Hong Sang-soo, ovvero il Pardo d’oro al miglior attore Jung Jae-Young e Menzione speciale giuria ecumenica, che adagia il germe di una relazione amorosa tra le pareti di un atelier; Ma dar behesht (Paradise), di Sina Ataenian Dena, che dà voce a rapimenti scolastici iraniani; Suite Armoricane, regia firmata da Pascal Breton, che si aggiudica il Premio FIPRESCI e che percorre la vita di un insegnante diviso tra e verità nascoste. E se per “Piazza Grande” assisteremo a Un disastro di ragazzo (Trainwreck) di Judd Apatow, intorno ad una giornalista attratta dalla poligamia, il “Fuori Concorso” prevede Alberto Fasulo raccontare, mezzo documentario, l’esperienza di una famiglia con figlio disabile in Genitori.

Di provenienza lidense invece sono, in “Concorso”, il Leone d’oro Desde Allà (Da lontano) di Lorenzo Vigas, ovvero una Caracas odierna tra estranee ed inconsce intese e nuovi legami; il cinese Beixi Moshuo (Behemont) di Zhao Liang, con la quotidianità della società mongola tradotta in documentaristico viaggio dantesco, non privo di tendenze all’assurdo; Francofonia di Aleksandr Sokurov, che indaga il binomio arte-potere in una location d’eccezione come i Louvre di Parigi. Si prosegue poi con Heart of a dog, con una Laurie Anderson che parte da sé per riflettere sulla vita e la morte, e su chi non c’è più. Piero Messina con L’Attesa si addentra nel paesaggio siculo per analizzare gli istanti di solitudine condivisa che separano un incontro; mentre Marguerite di Xavier Giannoli, ritorna al 1921 per ascoltare la voce (stonata) di una aspirante soprano; Tom Hooper ci porta in Danimarca con The Danish Girl che accoglie il primo intervento di cambio di sesso eseguito nei primi anni Venti dall’artista Gerda Wegener; The Endless River di Oliver Hermanus, mostra i rapporti (in)felici catturati in Sudafrica; e Giuseppe M. Gaudino dirige una Valeria Golino da Coppa Volpi tra le strade partenopee in bianco e nero di Per amor vostro.

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Pellicole “Fuori Concorso” registrano a nome Black Mass di Scott Cooper, intese tra gangster e FBI datati anni Settanta. Seguono Everest firmato da Baltasar Kormákur, che ripercorre una vera spedizione alla conquista della vetta più alta del mondo; Janis di Amy Berg svela i lati celati (e gentili) della rock star Janis Japlin; La calle de la Amargura di Arturo Ripstein entra nella vita di due anziane prostitute dalle losche intenzioni; Spotlight di Thomas McCarthy, persegue accuse di abusi su minori ai danni di un’Arcidiocesi americana. Sguardo prima a “Venezia Classici”, per il ritratto di Lina Wertmüller in Dietro gli occhiali bianchi di Valerio Ruiz; poi agli “Orizzonti” per A Copy Of My Mind di Joko Anwar, tra gli illeciti (ma non troppo) della pirateria; Krigen (Guerra) di Tobias Lindholm, tra processi per antichi crimini di guerra e nuove battaglie private; Pecore in erbe, siglato da Alberto Caviglia, torna indietro di una decina d’anni, all’epoca di una oscura scomparsa trasteverina.

Il menù della “Settimana della critica” offre l’ispirazione interrotta di una scrittrice per Ana Yardu di Senem Tüzen; l’ingresso in tre diverse esistenze generazionali nel napoletano Bagnoli Jungle di Antonio Capuano; l’interrogativo sul rapporto implicito da esilio e felicità di Banat (Il viaggio) di Adriano Valerio; i contrasti della decennale guerra civile in Nepal per Kalo Pothi (La gallina nera) di Min Bahadur Bham; la morte di un caro, temuta e rinnegata di Montanha (Montagna) di João Salaviza; gli amori proibiti in una tribù del sud Pacifico per Tanna della coppia Dean-Butler; infine si scoprono i postumi di una lunga prigionia con The Return di Greg Zeng.

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“Giornate degli autori” schiera À peine j’ouvre les veux di Leyla Bouzid per addentrarsi nella recente Rivoluzione tunisina; Arianna di Carlo Lavagna con adolescenziali scoperte corporee; Bangland di Lorenzo Berghella, alias, possibilità dell’animazione che rendono Spielberg presidente di un’America adulatrice di propaganda del terrore; Early Winter di Michael Rowe, per un confronto con la temuta età che avanza; El Desconocido di Dani de la Torre, che cala la pacata euforia quotidiana in una imprevista lotta contro il tempo. Il protagonista è lo storico Harry’s Bar nel lavoro di Carlotta Cerquetti; mentre l’omaggio al regista e fondatore dell’Odin Teatret Eugenio Barba è al centro di Il paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e i giorni dell’Odin di Davide Barletti e Jacopo Quadri.

Grant Gee è sulle tracce del Premio Nobel Othan Pamuk in Innocence Of Memories; Ruchika Oberoi su quelle di un’India disorientata con Island City; Piotr Chrzan su quelle di gruppi di ebrei in fuga nel ’43 con Klezmer; Matias Bize su quelle di una coppia minata dalla scomparsa del figlio con Le memorie de l’agua; Vincenzo Marra su quelle di un’amante svanita con La prima luce.

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Ultimi ma non ultimi: Julie Deply con Lolo fa i conti con l’adattamento al microcosmo parigino; Milano 2015 è un affresco collettivo sul capoluogo lombardo; The Daughter di Simone Stone, dove i tentativi di risanamento di vecchie liti scatenano pericolose reazioni; Underground Fragrance di Pengfei incrocia destini in una periferia pechinese; Alessandro Rossellini racconta la diva Bergman nel personale Viva Ingrid!; Ascanio Celestini dirige multiple testimonianze da road movie in Viva la sposa; e Carlos Saura s’impegna in un ritorno alla propria cultura musicale nel documentario Zonda, folclore argentino – Argentina.

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