Spandau Ballet: a Roma rivivono gli anni '80 | Giornale dello Spettacolo
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Spandau Ballet: a Roma rivivono gli anni '80

Soul Boys of the Western World della regista George Henckel ripercorre la carriera della band: dal repentino successo, al declino, fino alla reunion.

Spandau Ballet: a Roma rivivono gli anni '80
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21 Ottobre 2014 - 10.51


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“In Italia abbiamo incontrato le fan più pazze del mondo, di tutte le età e, anche se gli italiani ci hanno conosciuto relativamente tardi rispetto ad altri Paesi, siamo stati sempre molto amati. Speriamo che in tanti vengano di nuovo a sentirci in concerto a marzo, quando torneremo a esibirci in Italia”. Con queste parole, Tony Hadley, cantante degli Spandau Ballet, ha introdotto la presentazione ufficiale al Festival Internazionale del Film di Roma del documentario che ripercorre sull’ascesa, il declino e la reunion dalla band – celebre negli anni ’80 per la competizione con i Duran Duran – “Soul Boys of the Western World” di George Hencken. I componenti del gruppo, Tony Hadley, Gary Kemp Martin Kemp, Steve Norman e John Keeble, hanno sfilato sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica, sulle note delle loro celebri canzoni, facendo respirare nuovamente l’atmosfera degli anni ’80 alle loro urlanti fan.

In “Soul Boys of the Western World”, presentato al Festival di Roma nella sezione Gala, è raccontata, attraverso immagini inedite e di repertorio, la storia del sogno di un gruppo di 5 ragazzi della Londra della classe operaia, che sono stati in grado, attraverso la loro musica, il loro talento e il loro modo di esssere alla moda, di essere le prime popstar del mondo. L’epoca raccontata nel documentario, oggi, appare lontana, così come ha raccontato Gary Kemp: “Allora i ragazzi che cercavano una propria identita’ si dedicavano alla musica pop o alla moda. Ora la trovano attraverso il proprio profilo sui social network. Noi pensavamo di vivere nel futuro, pensavamo di esplorare il mito. Oggi e’ diverso… Tutto si trova nei telefonini”. La regista George Henckel, che ha raccolto il materiale per omaggiare gli Spandau Ballet è rimasta affascinata proprio da questo modo di vivere di quegli anni, così lontano dalla realtà contemporanea: “Oggi tutto è accessibile – ha sottolineato la regista tutto si trova sul web, su YouTube. Allora era diverso, pensate che all’inizio neppure permettevano alla Major di assistere alle esibizioni nei locali. Per fare questo documentario ho visionato circa 300 ore di filmati. Fare un film con materiale d’archivio è come fare una caccia al tesoro: non sai mai cosa ti aspetta e cosa puoi trovare”.

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