Un docufilm tra i meandri della strage di Bologna e i suoi responsabili

Sky giovedì 29 trasmette “Codice Bologna 1980 | 2020” di Paolo Fiore Angelini, costruito grazie all’associazione dei parenti delle vittime

Un fotogramma da “Codice Bologna 1980 | 2020”

Un fotogramma da “Codice Bologna 1980 | 2020”

GdS 28 ottobre 2020
di Chiara Zanini

Sono passati quarant’anni da quando il 2 agosto 1980 una valigia piena di tritolo e T4 esplose nella stazione di Bologna, nella sala d'aspetto della seconda classe, causando 85 morti e 200 feriti. Il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo Dopoguerra, al culmine della strategia della tensione, è risultato ben presto terrorismo di matrice fascista. Su questa strage Sky questo giovedì 29 trasmette il docufilm Codice Bologna 1980 | 2020.

Ad oggi sono stati condannati in via definitiva, come esecutori, gli ex Nar Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, ma altri sono i mandanti e i responsabili del depistaggio delle indagini. Lo scorso gennaio è arrivata la condanna all'ergastolo per Gilberto Cavallini, accusato di concorso nella strage. A maggio è finito nel registro degli indagati un altro esponente dei movimenti di estrema destra, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale. Ma dietro di loro, come mandanti, troviamo Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, ossia la P2.
Ora che i quattro mandanti sono morti si sa che la strage è costata circa cinque milioni di dollari, pagati ai Nar attraverso conti svizzeri. L’inchiesta si è chiusa solo quest’anno, ma il 27 novembre sono fissate le udienze per decidere se processare gli uomini che hanno ostacolato la ricerca della verità depistando le indagini: Paolo Bellini dovrà comparire per concorso in strage, l’ex generale del Sisde Quintino Spella e l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel per depistaggio, Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma, per false informazioni al pm. P2, Stato, estremismo di destra e intelligence deviata sono quindi i responsabili della strage. I documenti presentati dall’Associazione tra i parenti delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto 1980 (clicca qui) si sono rivelati essenziali. L’associazione è stata altrettanto fondamentale per la realizzazione di un documentario della durata di circa un’ora che andrà in onda questo giovedì per il ciclo L’Italia di History sul canale 408 di Sky, ed è già stato proiettato per la cittadinanza in Piazza Maggiore la sera del 2 agosto scorso. S’intitola Codice Bologna 1980 | 2020 ed è diretto da Paolo Fiore Angelini, con la produzione di Kobalt Entertainment e la produzione esecutiva di Serena Gramizzi / Bo Film.

Il film, che ha beneficiato del sostegno di Emilia-Romagna Film Commission, inizia proprio quando i famigliari delle vittime si costituiscono in associazione. Per aiutare gli avvocati si servono di un rudimentale software, Informix, e creano un archivio digitale, una mappa per orientarsi nelle centinaia di migliaia di atti, il Codice Bologna. Dopo cinque gradi di giudizio, nel 1995 arrivano le sentenze definitive di condanna: esistono i colpevoli, mentre fino a prima le stragi non ne avevano.
Nel 2008 il materiale processuale della strage di Bologna, un milione di atti, un milione di immagini e migliaia di ore di intercettazioni audio, giace, prossimo a deteriorarsi, in un deposito. Alcuni magistrati e l’Associazione delle Vittime progettano e danno vita con il sostegno dei volontari dell’Auser, della Regione Emilia Romagna e dall’Archivio di Stato, alla digitalizzazione di quel giacimento. Un lungo lavoro iniziato nel 2012, che si conclude nel 2019, ma che già a partire dal 2017 permetterà di avviare nuove indagini. Oggi, grazie all’instancabile volontà di umanità e giustizia di quelle persone è possibile addentrarsi senza perdersi nela vastità di materiali.