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Un bravissimo Rowan Atkinson dà al 'suo' Maigret uno spessore drammatico inatteso

L'ex mr.Bean vince la sfida con un personaggio portato da molti altri sullo schermo, con una interpretazione misurata in cui non v'è traccia della sua vena umoristica

Un bravissimo Rowan Atkinson dà al 'suo'  Maigret uno spessore drammatico inatteso

Diego Minuti

27 Dicembre 2017 - 10.01


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Quando le trasposizioni televisive italiane di grandi personaggi della letteratura raggiungono l’eccellenza è sempre difficile evitare confronti il cui esito va, sistematicamente, a premiare gli interpreti di casa nostra. I due casi forse più emblematici sono quelli di Gino Cervi-Jules Maigret e di Tino Buazzelli-Nero Wolfe, che risalgono ad un’epoca in cui la Rai – ancora in bianco e nero – faceva onore al ruolo di servizio pubblico producendo cultura, curando con attenzione particolari altrimenti trascurabili. Come, ad esempio, la scelta di fare di ”Un giorno dopo l’altro”, uno dei capolavori di Luigi Tenco, la sigla d’apertura della seconda stagione del Maigret, che accompagnava il placido camminare del commissario nella sua amatissima Parigi.

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Altri tempi, altra musica.
E’ stato quindi con un approccio immancabilmente condizionato dal ricordo che ho seguito le due puntate (si tratta però di piccoli film per la televisione) di una ennesima versione di Maigret con l’ex Mr.Bean, Rowan Atkison, ad interpretare l’immortale cacciatore di assassini. Un approccio che non poteva che basarsi sul confronto tra il commissario di Gino Cervi e quello di Rowan Atkinson, chiamati a interpretare un personaggio che Georges Simenon ha reso godibile ed attuale anche oggi, pur se sono passati molti decenni da quando, giovane commissario, fece la sua apparizione, godendo di un successo folgorante. 
E, lo ammetto, sono rimasto sorpreso dallo spessore drammatico messo in mostra dall’ ex mr. Bean, che ha imperversato con le sue gags per decenni sulle televisioni di mezzo mondo. Certo, in chi ha seguito le avventure dello stralunato pasticcione, sadico, vendicativo e meschino m.Bean, la trasformazione lascia perplessi, quasi che ci attenda sempre che la maschera drammatica del Maigret atkinsoniano all’improvviso ceda allo sberleffo dell’altro. Ed invece Rowan Atkinson è un Maigret credibilissimo, grazie anche ad una regia molto attenta, che nulla lascia al caso.
Atkinson è aderente alla lettera di Simenon forse più di altri, perché non lascia molto spazio ai sentimenti, almeno sin quando non è solo, sin quando, a casa, parlando con la moglie, si concede delle considerazioni che non vuole rivelare a chicchessia, che non sia Louise, la sola donna per la quale ha avuto attenzioni. Certo, chi ha negli occhi la signora Maigret di Gino Cervi, la strepitosa Andreina Pagnani, ha avuto un piccolo shock, vedendo che la moglie dell’ultimo commissario capo è interpretato da una attrice, Lucy Cohu, che fa trasudare il suo personaggio di un inatteso magnetismo, accentuato da vestiti che la modellano come lo erano le formose donne della Francia degli anni ’50. Una sensualità che giunge inattesa nello spettatore, abituato ad atteggiamenti apparentemente remissivi. Rowan Atkinson è comunque molto attento a non andare oltre o sotto le righe e quando un accenno di sorriso gli appare in volto è solo per il contenuto compiacimento per l’esito positivo di una indagine o come quando ricorda, con la moglie, quella figlia perduta che occupa i suoi pensieri ogni giorno, confeassa alla moglie, passeggiando in un parco.
In Gran Bretagna sono andati in onda quattro episodi. In Italia La Effe ne ha trasmessi due ed è stata una operazione apprezzabilissima, perfettamente in linea con l’indirizzo del canale.

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