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Zelig e Made in Sud: ma a chi gli va più di ridere?

La prima puntata della nuova serie di Zelig 2014/15, nonostante un buon risultato, sembrava la recita di fine anno del liceo dei Padri Passionisti. [Piero Montanari]

Zelig e Made in Sud: ma a chi gli va più di ridere?

GdS

11 Ottobre 2014 - 17.49


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di Piero Montanari

Si parla da un po’ di tempo della fine di un genere televisivo che ha tenuto banco questi ultimi decenni, il Talk Show politico, che sembra avere il fiato corto, con ascolti in picchiata per Santoro e affini, tanto che, per ripendere un concetto espresso giorni fa dall’amico Giancarlo Governi, anche il “maestro” di genere Bruno Vespa, lo alterna con amene seratine su fatti di cronaca rosa e delitti efferati.

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Ma se Sparta piange, Atene non ride (o non le va più di ridere, fate vobis), perchè anche il Comic Show non sembra stia tanto bene in salute. La prima puntata della nuova serie di Zelig 2014-2015, non ostante il 14,19 di share e 3,492 milioni di spettatori che oggi vale un buon risultato, sembrava la recita di fine anno del liceo dei Padri Passionisti.

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Meno male che le conduzioni del programma saranno a rotazione, altrimenti avremmo dovuto sopportare per tutte le tante puntate, l’anticomicità per antonomasia, Rocco Papaleo, che più triste e fuori luogo non poteva essere in quel contesto, mentre la povera incontinente Michelle Hunziker la faceva letteralmente “fuori dal vaso”, dovendosi sobbarcare tutta la ‘verve’ che il suo partner non aveva da mettere in campo.

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E Made in Sud di Rai Due, la risposta dal sound napoletano al “milanese” Zelig, da par suo non sembra salire le vette della grande comicità, con una qualità di scrittura delle battute comiche davvero bassa e scadente. Arrivato alla quinta edizione, il programma condotto dai comici Gigi e Ross, Fatima Trotta ed Elisabetta Gregoraci Briatore ha realizzato, alla sua terza puntata di questa edizione, quasi il 9% di share con 2,115 milioni di spettatori.

Tanti, ancora troppi, pochi? Non saprei dirlo, visto il livello delle trasmissioni di cui sopra. Un tempo forse si rideva di più, perchè si era più spensierati, e questi programmi, meglio realizzati, avevano sicuramente ascolti maggiori, ma soprattutto maggiore gradimento. Si potrebbe obiettare che è proprio nei momenti di crisi che si cerca con più forza l’evasione dalle tristezze attraverso una comicità fatta di nulla, quella alla quale ci stiamo purtroppo assuefacendo.

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Se Sparta piange, Atene a questo punto si dispera e non ride più. Speriamo in un futuro migliore, altrimenti addio senza rimpianti anche a quest’altro genere televisivo, che mostra davvero una grande stanchezza.

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