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Le ultime ore di Cranio Randagio

La ricostruzione del pm "assolve" gli amici. Gli inquirenti continuano a lavorare per capire chi portò la droga alla festa

Le ultime ore di Cranio Randagio

GdS

28 Novembre 2016 - 12.27


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E’ la sera di venerdì 11 novembre a Roma. Si festeggia il 22esimo compleanno di Pierfrancesco Bonolis e la realizzazione del videoclip di Vittorio Bos Andrei, in arte Cranio Randagio. Sono 14 gli invitati attesi per le 20.30, alla casa dei Bonolis in via Anneo Lucano, quartiere Balduina.

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Su Repubblica Fabio Tonacci racconta dettagliatamente quel venerdì sera: “Gli invitati, quattordici e tutti maschi, arrivano alla spicciolata, e intorno alle nove comincia la cena attorno alla tavola in salotto. I genitori di Pierfrancesco, Rory e l’ingegnere dell’Eni Marco Valerio Bonolis, non ci sono, dormono fuori. I ragazzi mangiano, bevono vino e altri alcolici, ascoltano musica, fumano sigarette e marijuana. Vittorio non ha comportamenti strani, è il solito di sempre. “Che bello che hai organizzato una cena a casa”, dice a Pierfrancesco. I due sono coetanei, hanno frequentato lo stesso liceo, il Seneca. Da un po’ di tempo si vedono spesso perché Pierfrancesco, che è inserito in un gruppo di giovani producer romani, ha curato la fotografia dell’ultimo video di Cranio Randagio. Vuol far conoscere agli altri invitati il suo amico rapper, che ha partecipato anche a X-Factor”. “A mezzanotte la cena è finita, continuano a girare canne. A verbale alcuni dei presenti hanno negato la presenza di droghe pesanti, raccontando di “una cena come tante”. Qualcuno invece ha ammesso il contrario. C’è della cocaina e, forse, anche metamfetamina. “Io non ho visto Vittorio farsi di niente”, dirà al magistrato Pierfrancesco. E’ un fatto però che uno degli invitati abbia alle spalle una condanna per spaccio. E Cranio Randagio era noto per fare uso di stupefacenti anche pesanti. Chi ha portato la droga alla festa? Uno degli invitati del gruppo originario, oppure qualcuno che si è aggiunto più tardi? Questo è il cuore dell’inchiesta su cui lavorano i poliziotti del commissariato Monte Mario, perché sul punto le testimonianze sono state confuse e reticenti”.

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Siamo alla mattina della morte: “Intorno alle 9.15 di mattina, nell’appartamento dei Bonolis, sono rimasti in tre: Pierfrancesco, Vittorio, un terzo amico. A quell’ora rientra Marco Valerio Bonolis e nota che il figlio e l’amico stanno rimettendo in ordine. I piatti sporchi sono nella lavastoviglie, il salotto è pulito, neanche un mozzicone di sigaretta nei posacenere. “Prendo il borsone della palestra e me ne rivado”, dice loro. Non vede Cranio Randagio, perché è già andato a dormire: si è buttato sul letto di Pierfrancesco, lo sentono russare profondamente. “Va tutto bene, papà. Ora siamo stanchi e vogliamo riposare”. I due raggiungono Vittorio nella camera da letto, Pierfrancesco si stende accanto a lui, l’altro si sistema sulla poltrona. Sono le 9.30. “Ci siamo semplicemente addormentati, non abbiamo notato niente di strano in Vittorio”, metteranno a verbale i due ragazzi”.

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Quelle due chiamate al 118: “La prima telefonata al 118 è delle 13.55. “Ci eravamo svegliati da pochissimo”, sostengono i due. Pierfrancesco si è accorto subito che Cranio Randagio non respira più e ha il volto cianotico. Preso dal panico, chiama al cellulare la madre Rory che gli dice di andare ad avvertire un loro vicino dottore. Ci va l’altro amico: sale due piani di corsa, suona il campanello ma nessuno risponde. Intanto Pierfrancesco chiama il 118. “Vi mandiamo un’ambulanza al più presto”. I minuti che passano devono sembrare ore, Vittorio è steso sul letto, immobile, non è cosciente. Pierfrancesco fa una seconda chiamata al 118 – le telefonate e gli orari risultano dai tabulati – proprio mentre arrivano i medici. Sono le 14.08 circa, ci hanno messo meno di un quarto d’ora. Adagiano Vittorio sul pavimento, sul suo corpo non ci sono segni che possano far pensare a un trauma o a una violenza: provano a rianimarlo per un tempo assai lungo, giudicando quindi che il suo cuore si sia fermato da poco. Marco Valerio Bonolis rientra a casa intorno alle 14.15, e ancora le procedure di rianimazione vanno avanti. Il cellulare di Cranio Randagio è sul mobile vicino all’ingresso. Squilla una volta, il padre di Pierfrancesco risponde alla voce di una ragazza: “Vittorio si sente male”. Squilla ancora, questa volta è la madre di Vittorio a chiamare, ma nessuno prende il telefono. E’ arrivata la polizia”.

Gli inquirenti si chiedono cosa ha causato l’arresto del cuore di Vittorio Bos Andrei? Tonacci scrive: “Durante la perquisizione, gli agenti non hanno trovato traccia di droghe. Né leggere, né pesanti: il salone, il balcone, la camera da letto sono stati ripuliti. L’esito dell’esame tossicologico, che stabilirà cosa Vittorio ha assunto durante la serata, è atteso nei prossimi giorni. L’esame istologico, invece, dirà se aveva una qualche malformazione congenita al cuore: l’autopsia svolta dal professor Antonio Oliva ha dato esito negativo, ma rimangono ancora dubbi che solo quell’analisi potrà chiarire. La frenesia delle chiamate fatte al 118 dai due ragazzi che dormivano nella stanza con il giovane rapper, e il tentativo di cercare aiuto, sembrano fugare l’ipotesi dell’omissione di soccorso – a cui gli inquirenti non danno peso – anche se solo loro due sanno con certezza quando si sono accorti che il loro amico Cranio Randagio non respirava più. Salvo colpi di scena, il nodo da sciogliere in questa storia di una cena tra amici finita malissimo, resta uno: da dove veniva la droga?”

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