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Privacy, fronte comune Google-Apple nella disputa con l'Fbi

Big G appoggia il no della Mela all'assistenza tecnica per ricavare informazioni dall'iPhone di uno dei killer d di San Bernardino.

Privacy, fronte comune Google-Apple nella disputa con l'Fbi

GdS

18 Febbraio 2016 - 12.01


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Privacy e sicurezza, privacy e terrorismo: chi vince? Per il momento la spuntano i big della tecnologia. Anche google si schiera con Apple dopo la decisione della mela morsicata di opporsi all’ordine di un giudice federale di aiutare l’Fbi a [url”‘forzare’ l’iPhone”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85204&typeb=0&san-bernardino-apple-non-forzeremo-l-iphone-dell-attentatore-[/url] di uno dei killer di [url”San Bernardino”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=82146&typeb=0&strage-di-san-bernardino-e-terrorismo-[/url]. Un attacco che lo scorso 2 dicembre ha provocato 14 vittime.

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Il Ceo di Google, Sundar Pichai, sta dalla parte della privacy, della protezione dei dati personali, ma anche della reputazione e quindi degli affari di questo tipo di aziende.

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L’azione costituirebbe “un preoccupante precedente”, si legge in un tweet di Pichai. La dichiarazione è arrivata dopo che Edward Snowden, la ‘talpa’ della Nsa, ha annunciato, sempre su Tweeter, il suo sostegno alla decisione annunciata dal Ceo di Apple, Tim Cook, ed ha chiesto a Google di prendere una posizione su quello che ha definito “il più importante caso tecnologico dell’ultimo decennio”.

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Sarebbe un precedente preoccupante. In una serie di tweet, Pichai ha riconosciuto comunque che “le forze dell’ordine e le agenzie di intelligence devono affrontare importanti sfide nel proteggere la cittadinanza dal crimine e dal terrorismo” e ha ricordato che “noi diamo accesso alle forze dell’ordine ai dati sulla base di ordini legali validi”.

“Ma è una cosa completamente diversa, richiedere alle compagnia di rendere possibili azioni di hacking degli apparecchi e dei dati dei clienti, potrebbe essere un precedente preoccupante”, ha concluso auspicando “un approfondito ed aperto dibattito su questa questione importante”.

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La posizione di Apple. Tim Cook, Ceo della Mela, aveva detto che la richiesta di forzare il codice criptato creerebbe un “precedente pericoloso”. La decisione di “opporci a questo ordine”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Apple in un comunicato, “non è qualcosa che prendiamo alla leggera. Riteniamo di dover far sentire la nostra voce di fronte a ciò che vediamo come un eccesso da parte del governo Usa”.

IOS, il sistema operativo di Apple per i suoi dispositivi mobili (iPhone, iPad e anche iPod Touch) ha nella sicurezza e nella privacy due asset chiave. Oltre allo sblocco con la classica combinazione numerica (da quattro o sei cifre), le ultime generazioni di iPhone (e le più recenti versioni di iOS) possono contare su TouchID, una modalità di sblocco fisico che prevede l’uso dell’impronta digitale. Rimanendo quindi off limits per chi magari ruba un iPhone bloccato in questo modo. Se il killer di San Bernardino ha attivato l’opzione di sicurezza che auto-cancella tutti i contenuti del dispositivo dopo un certo numero di tentativi sbagliati, all’Fbi si ritroverebbero facilmente con uno smartphone ancora buono per il 2016 per caratteristiche tecniche, e nulla di più. Zero dati, zero elementi utili.

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L’ordine del giudice. L’ordine del giudice federale Sheri Pym includeva l’obbligo per Apple di bypassare il codice di protezione del cellulare e quello di autocancellazione dei dati, in modo che gli investigatori potessero provare un numero illimitato di volte a inserire il codice di sblocco. L’azienda aveva cinque giorni di tempo per contestare l’ordine se ritenuto “irragionevolmente gravoso”, aveva detto il giudice. L’ufficio del procuratore degli Stati Uniti a Los Angeles martedì scorso aveva chiesto al giudice di obbligare Apple ad aiutare gli investigatori. “Apple ha i mezzi tecnici esclusivi per assistere il governo a completare la ricerca, ma ha rifiutato di fornire tale assistenza volontariamente”, ha detto il procuratore.

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