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Apple, rifiuto al governo Usa: non sblocchiamo gli iPhone

L'azienda di Tim Cook continua a non voler sbloccare lo smartphone di uno degli autori della strage di San Bernardino: non possono costringerci

Apple, rifiuto al governo Usa: non sblocchiamo gli iPhone

GdS

26 Febbraio 2016 - 09.54


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Continua la battaglia per la privacy tra la Apple e il governo Usa.”Non ci possono forzare, viola i diritti costituzionali”: ha detto di Tim Cook, che si rifiuta di sbloccare l’iPhone di uno degli autori della strage di San Bernardino, invitando i suoi ingegneri a sviluppare nuove misure di sicurezza che renderanno impossibile accedere ad un iPhone bloccato usando metodi simili a quelli al centro della battaglia legale che si sta combattendo davanti alla magistratura californiana. Della stretta voluta da Apple per blindare i suoi sistemi parla il New York Times, citando fonti vicine alla società ed esperti del settore, mentre anche il Financial Times ha riferito che Apple è al lavoro per rafforzare i suoi sistemi, come blindare iCloud per esempio, allo scopo di rendere più difficile la violazione da parte di hacker ma di fatto alzando un muro invalicabile anche per le autorità inquirenti.

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Cook irremovibile. Poi è sembrata arrivare una sorta di conferma anche dallo stesso Cook che, in una intervista alla Abc, ha mostrato determinazione nel voler andare “fino in fondo” nel caso del telefono del killer di San Bernardino, dicendosi pronto a ricorrere anche alla Corte Suprema se necessario. Perché, a suo avviso, quello che Washington in questo caso chiede – ovvero forzare lo sblocco dell’iPhone incriminato – è “l’equivalente software del cancro”. e “che potrebbe esporre le persone a pesanti vulnerabilità”.

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La forzatura. Un pericolo da evitare, secondo il numero uno della Mela, che si è detto pronto a parlare con l’amministrazione, con Barack Obama in persona, per risolvere la vicenda nel migliore dei modi. Intanto, nella documentazione depositata in tribunale con la quale spiega il suo rifiuto alla richiesta dell’Fbi di sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino, Apple sottolinea quella che a suo avviso è una ‘forzatura’ inaccettabile, perche’ ”viola i diritti costituzionali”, si legge. E chiedendo al giudice di annullare l’ordine di sblocco, Cupertino accusa l’Fbi di volere acquisire un ”potere pericoloso”. In gioco c’è un tema più vasto: l’equilibrio tra sicurezza e privacy.

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Sfida tecnologia. Così se Apple riuscisse a rafforzare i suoi sistemi di sicurezza – e secondo gli esperti ha tutti gli elementi per poterlo fare – ciò costituirebbe la più significativa sfida tecnologica lanciata finora alle forze dell’ordine e all’intelligence. Questo anche se l’amministrazione Obama dovesse vincere la sua battaglia legale sull’iPhone dell’attentatore di San Bernadino, perché per far fronte all’eventuale stretta di Apple sarà necessario elaborare anche nuovi strumenti legislativi, rendendo inevitabile il coinvolgimento del Congresso, che sarebbe chiamato a definire quali sono gli eventuali obblighi della società informatiche in casi del genere. Intanto il capo dell’agenzia federale ha tentato di gettare acqua sul fuoco: “Non stiamo cercando di creare un precedente”, ha assicurato il direttore dell’Fbi James Comey in un’audizione al Congresso. Eppure, ha osservato, sul caso Apple “c’è bisogno di un ampio dibattito a livello nazionale: l’Fbi deve spiegare i costi della privacy”.

Gli alleati. Google e Facebook si schierano con Apple nella battaglia contro l’Fbi che ha chiesto a Cupertino di sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino. Lo riporta la Cnbc citando alcune fonti, secondo le quali i due colossi presenteranno in tribunale mozioni a sostegno di Apple. Ad appoggiare Apple sarebbe anche Twitter che, secondo indiscrezioni, presenterà una mozione ‘amichevole’ in tribunale a sostegno di Cupertino. La Silicon Valley si compatta quindi a sostegno di Apple e del suo rifiuto alla richiesta dell’Fbi di sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino. Apple ritiene che la richiesta violi i diritti costituzionali, soprattutto il primo e il quinto emendamento. La richiesta è ”senza precedenti” e ”non sostenuta dalla legge. Questo non è un caso che riguarda un singolo iPhone. Nessuna corte ha mai autorizzato quello che il governo sta cercando ora, nessuna legge appoggia un uso così illimitato del processo giudiziario”.

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