Più di 56mila reati nelle coste italiane | Giornale dello Spettacolo
Top

Più di 56mila reati nelle coste italiane

A segnalarlo è il nuovo report di Legambiente. Oltre il 35% dei reati totali è legato ai rifiuti e alla depurazione gestiti in modo illegittimo. Aumentano anche i sequestri di strumenti illegali per la pesca.

Fonte: ansa.it
Preroll

redazione Modifica articolo

4 Settembre 2026 - 17.02 Culture


ATF

Nel 2025 si sono verificate oltre 56 mila violazioni nelle coste italiane. Sono questi i dati riportati dal report Mare Nostrum di Legambiente. Se i numeri suggeriscono un miglioramento rispetto al 2024 (-20,4%), va segnalato che nello stesso anno sono diminuiti anche i controlli delle autorità e delle Capitanerie di porto in 15 regioni e in 61 località marittime (-19,8%). Non è dunque un quadro rassicurante quello attuale.

Nella 28esima edizione della ricerca condotta spicca il fatto che l’inquinamento sia estremamente diffuso nelle acque marine, molto di più rispetto a quello illegale del cemento, ambito in cui si commettevano le più grandi violazioni ambientali. Si contano 7.317 reati per l’inquinamento, più del 35% degli illeciti totali, legati ai rifiuti e alla depurazione gestiti in modo illegittimo. Il 30,2% del totale è correlato ai reati sul ciclo illegale del cemento, seguito dalla pesca illegale, che tocca il 21,2%, e infine il mancato rispetto del Codice della navigazione e della nautica da Diporto (12,9%). Quest’ultimo registra un aumento del 17,4% rispetto all’anno precedente. Rispetto alla pesca illegale è in crescita il numero di sequestri di strumenti illegali (+52,7%), oltre al sequestro di più di 721 mila chili di pesce e prodotti ittici, ovvero una media di circa due tonnellate al giorno.

Campania, Puglia, Sicilia e Calabria sono le regioni in cui si accertano il 53,6% dei reati nazionali. Al primo posto c’è la Campania con più di 4mila reati, seguita dalla Puglia con 2.599, dalla Sicilia con 2.488 e infine dalla Calabria con 1.929. Ma non c’è solo il Sud: subito dopo appare infatti la Liguria, che è quinta in classifica con un aumento di reati del 9% all’anno, seguita da Lazio, Sardegna e Toscana.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, sotiene che  “I numeri fotografano solo la punta dell’iceberg”, sottolineando che la diminuzione dei reati è legata all’inasprimento delle sanzioni ambientali e al calo dei controlli. È l’associazione ad appellarsi alle istituzioni. Legambiente chiede infatti un altro modo di gestione dell’ambiente, partendo dal consolidamento degli accertamenti ambientali e del sistema nazionale di protezione ambientale, oltre a interventi fondamentali come i lavori per le reti fognarie e le infrastrutture di depurazione. Fondamentali inoltre controlli contro le costruzioni abusive e occupazioni illegali del demanio. Altri settori cruciali sono la maggiore circolarità delle acque reflue, l’applicazione delle leggi UE sulla raccolta dei rifiuti delle navi nei porti e pene più severe per chi pratica pesca illegale.

Native

Articoli correlati