Un nuovo videogioco è pronto a “stregare” milioni di appassionati in tutto il mondo. A partire dalla giornata di giovedì, 3 settembre, è disponibile “Orbitals“, esclusiva Nintendo Switch 2 che ha saputo far parlare di sé sin dall’annuncio, sviluppato dallo studio giapponese Shapefarm e distribuito dalla Kepler Interactive, azienda fondata nel 2020 su iniziativa di Alexis Garavaryan con sede a Londra.
Orbitals si presenta da subito come un’opera che sa cosa vuole essere: un videogioco cooperativo che non può essere giocato a meno che non si condivida l’avventura con qualcuno, che sia in locale sullo stesso divano, a distanza, oppure online (in quest’ultimo caso, con l’utilizzo obbligato dell’abbonamento a Nintendo Switch Online).
Entrando nei dettagli, i giocatori vengono chiamati a vestire i panni di Maki e Omura, due giovani combinaguai provenienti da una stazione spaziale che non se la passa molto bene, dove tutti, nessuno escluso, sono immortali (almeno sulla carta). Infatti, avendo rinchiuso le anime in delle capsule stoccate sulla base interstellare, i loro corpi sono diventati niente più che involucri sacrificabili ed eternamente riproducibili.
Togen, colui che si occupa della gestione di questo manipolo di naufraghi intergalattici, colpiti anni prima da una tempesta cosmica devastante che, da allora, li tiene “in trappola”, chiede ai due inseparabili amici di viaggiare con la loro piccola astronave oltre le fratture spazio-temporali causate dalla tempesta, in cerca di alcuni dispositivi capaci di attivare nuovamente lo scudo della stazione spaziale in vista di futuri cataclismi, che potrebbero spazzare via definitivamente la loro piccola comunità.
Ciò che salta subito all’occhio giocando a Orbitals è la scelta degli sviluppatori di proporre ai fan solo ambientazioni e personaggi da 24 e 12 fps (fotogrammi al secondo), pensati per evocare l’estetica delle videocassette VHS e delle pellicole cinematografiche. La cosa più interessante, tuttavia, è che questo stile non è stato applicato solo superficialmente, ma è proprio l’intera esperienza di gioco ad esserne impregnata.
Anche la qualità degli enigmi si mantiene alta. Come nei giochi prodotti dalla Hazelight, ciascun giocatore dispone di strumenti diversi che vanno combinati per proseguire: un’arma che spara un raggio energetico capace di fondere il metallo, per esempio, si abbina a una pistola ad acqua che raffredda e salda le superfici riscaldate. Inoltre, il gioco introduce progressivamente nuove variabili, per evitare che le meccaniche diventino ripetitive e quindi “noiose” per i fan.
Anche i momenti a bordo dell’astronave prevedono ruoli distinti: un giocatore guida, mentre l’altro si occupa della torretta, dividendosi tra schivare il fuoco nemico e attaccare. Con l’avanzare della storia, gli aggiornamenti della nave aggiungono ulteriori strati di complessità, permettendo di elettrificare e spostare oggetti nello spazio per risolvere nuovi enigmi.
Il gioco offre diversi momenti di svago anche al di fuori della trama principale. Per esempio, a bordo dell’astronave si possono sbloccare dei minigiochi, tra cui una modalità “laser tag” e alcuni titoli in stile “rhythm game”, molto utili per staccare la spina tra un capitolo e l’altro.
ll più grande pregio di Orbitals è che non cerca di fare più di quello che può. Non vuole “raccattare” un pubblico qualsiasi ma ciò che propone è stato soppesato a monte, e solo dopo costruito con una maestria e una precisione che non sono sempre facili da trovare in questo settore, che è costantemente vessato da una corsa continua alla qualità dei contenuti, alle ore totali di durata dei “livelli” e alla vastità dell’offerta da rivolgere agli appassionati.