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Dal progressive al rockabilly, Ponticiello si è spento per il Covid19

Tra le vittime del coronavirus, il 65enne bassista e fondatore degli Spettri e Dennis and the Jets

Dal progressive al rockabilly, Ponticiello si è spento per il Covid19
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22 Aprile 2020 - 16.51


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di Giordano Casiraghi

Se n’è andato per coronavirus, a soli 65 anni, Vincenzo Ponticiello, bassista del gruppo fiorentino Spettri e successivamente del gruppo rockabilly Dennis and the Jets. Degli Spettri è uscito solo nel 2011 l’album originariamente inciso nel 1971, venuto alla luce grazie all’etichetta genovese Black Widow, a cui era stato fornito il materiale ritrovato di una session che il gruppo aveva tenuto come prova all’incisione. Dell’incisione originaria nessuna traccia quindi e, parola di esperti, se fosse uscito in quegli anni Settanta, gli Spettri si sarebbero guadagnati fama equivalente ai migliori gruppi pop italiani d’epoca.

Vincenzo, nato a Firenze il 5 aprile 1955, ha raccontato la genesi e le aspirazioni di questa formazione nel libro di chi scrive Anni 70 Generazione Rock (Arcana 2018, 430 p., € 25,00). Eccone un estratto.
Vincenzo Ponticiello: dal sogno hippie al brano sulla seduta spiritica
Negli anni Settanta ero iscritto all’istituto tecnico agrario di Firenze. Per me ragazzo di città, che non era mai andato oltre il parco cittadino delle Cascine, mettersi a studiare l’agronomia e le scienze correlate non era un bisogno effettivo. Era come inseguire il mito della “comune agricola”, la realizzazione di un progetto che avrebbe portato me ed i miei amici a ristrutturare un cascinale delle colline toscane, per vivere dei prodotti coltivati, ma sopratutto per fare musica in mezzo alla natura. Si, perché quello che avevamo in mente non era la vita da agricoltore, bensì quella bucolica ed artistica che ci proponeva il sogno Hippie. Erano anni di creatività, di trasgressione e di libertà. Notti passate ad ascoltare le prime trasmissioni radio alternative le cui onde partivano da radio Luxemburg, ma anche la corsa a fine scuola per tornare ad ascoltare gli eroi di Alto gradimento e le domeniche del 1974 passate a piedi per via dell’Austerity.
Per una serie di coincidenze mi trovo a far parte del gruppo degli Spettri. Nel 1965 gli Spettri, invitati alla trasmissione Studio 1 di Lelio Luttazzi pretesero di essere portati in scena con le bare e con i loro costumi. Sarebbe stata un’apoteosi, ma la Rai annullò l’invito.

La suite degli Spettri
All’inizio degli anni Settanta i due chitarristi Ponticiello, con Giorgio Di Ruvo alla batteria fanno entrare in formazione Stefano Melani alle tastiere e il giovane fratello Vincenzo al basso. Avviano così una stagione molto creativa nel mondo del progressive-rock. In sala prove la band inizia a creare sessioni con composizioni originali sulla base di una nuova sensibilità sviluppatasi dall’ascolto dei dischi e gruppi che influenzavano i singoli musicisti. Ne nasce uno stile oggi identificato come Prog, ma all’epoca era d’avanguardia. Il concept che il gruppo crea è davvero particolare e narra di un uomo che attraverso una seduta spiritica ricerca sé stesso. Suonando in vari festival a fianco di gruppi come Jumbo, Quella Vecchia Locanda, New Trolls e Banco del Mutuo Soccorso. La suite, composta nel 1971, viene registrata live soltanto nel 1972 in un’unica sessione, rimasta inedita fino al 2011 perché la censura discografica non approvò il narrato di una seduta spiritica.

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