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Ricerca dello Sda Bocconi: ripartire per i teatri è più difficile che per i musei

Una indagine coordinata da Andrea Rurale: il 76,5% delle sale di musica e prosa ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali contro il 48,% dei luoghi dell'arte

Ricerca dello Sda Bocconi: ripartire per i teatri è più difficile che per i musei

GdS

6 Giugno 2020 - 19.31


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Il 76,5% dei teatri ha ricorso agli ammortizzatori sociali a causa della pandemia del Covid e hanno interrotto contatti con compagnie e fornitori, mentre ai musei è andata meglio, seppur in modo pesante: il 48,7%. Lo sostiene uno studio, dello Sda Bocconi Arts and Culture Knowledge Centre, coordinato da Andrea Rurale che vede prospettive “molto diverse” tra raccolte d’arte e luoghi di spettacolo e divulgato dall’Ansa.

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L’indagine ha analizzato un campione di musei civici, poli museali regionali, gallerie, fondazioni, musei autonomi, e teatri comprendendo fondazioni liriche sinfoniche, teatri di tradizione, associazioni teatrali indipendenti dal 20 aprile al 12 maggio.
Come osserva Rurale, per i musei ripartire è più facile ripartire perché possono essere attrezzati per avere ingressi contingentati, organizzare percorsi, e infatti le riaperture di questi giorni stanno dimostrando che visitare un museo senza la ressa diventa perfino più gradevole e alla portata di tutti.

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“Il distanziamento sociale è impensabile in una sala teatrale sia tra il pubblico, dove metà della platea risulterebbe vuota, sia sul palcoscenico dove si potrebbero mettere in scena solo monologhi. I teatri devono interagire con manager e artisti oltreché con il pubblico”, dice Rurale all’Ansa. Pubblicando un dato rivelatore: il 73,5% dei teatri ha risolto, o intende risolvere, contratti per causa di forza maggiore, mentre la stessa azione si verifica nel 17,9 % dei musei. E il ricorso all’online e ai social dei teatri? Il 77% delle istituzioni del campione scelto ha adottato queste modalità, ma “sono completamente gratuite e sottolineano ulteriormente la precarietà di un modello di business che dipende troppo dagli introiti dei biglietti e dalle sponsorizzazioni, che in questa fase sono state quasi interamente riversate sul fronte sanitario. Il sistema si regge su un equilibrio precario che coinvolge il più grande finanziatore delle attività teatrali, che è la pubblica amministrazione insieme con le sponsorizzazioni private spesso con un orizzonte a breve periodo e i ricavi della biglietteria”.

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