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La morte di Prince non ha colpevoli: il procuratore di Minneapolis chiude il processo

Prince è morto per un overdose di oppiacei, ma non ci sono prove per identificare chi glieli ha forniti. Dalla morte sono passati due anni

La morte di Prince non ha colpevoli: il procuratore di Minneapolis chiude il processo

GdS

19 Aprile 2018 - 21.47


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Sono già passati quasi due anni dalla morte di Prince, avvenuta il 21 aprile del 2016, e oggi si è definitivamente chiusa l’indagine: il procuratore della Contea di Carver in Minnesota (Prince è morto a Minneapolis) Mark Metz ha decretato che non ci sono prove per determinare chi ha procurato all’artista gli antidolorifici oppiacei sotto forma di Percocet falso che ne ha procurato la morte.

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Prince è morto, ha rivelato l’autopsia, per una dose fatale di Fentanyl (un oppiaceo sintetico 50 volte più potente dell’eroina) che credeva essere delle pillole contro il dolore. “Prince pensava di prendere del Vicodin” ha dichiarato Metz, “ma non c’è alcuna prova che nessuna delle persone associate a lui fosse a conoscenza del fatto che le pillole fossero false”. Quindi, non ci sarà nessuna incriminazione. 

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La questione comunque è piuttosto fumosa: Prince, infatti, aveva in casa molti farmaci che non erano stati prescritti a lui personalmente (alcuni erano a nome della sua guardia del corpo, ad esempio), ed è per questo motivo che, poche ore prima che venisse letta la sentenza, Michael Todd, medico di Prince, ha fatto un accordo del valore di 30mila dollari da pagare per evitare “eventuali svolte impreviste nel processo” come ha dichiarato il suo avvocato Amy S. Conners. 

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