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"Pino Daniele poteva salvarsi", a tre anni dalla morte la famiglia riapre il caso

Se non fosse stato trasferito a Roma c'erano possibilità perché il cantautore si salvasse, ha specificato il team di medici che ha seguito il caso.

"Pino Daniele poteva salvarsi", a tre anni dalla morte la famiglia riapre il caso

GdS

4 Gennaio 2018 - 17.08


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Dopo tre anni, la morte di Pino Daniele continua a sollevare dubbi: emergono infatti nuovi particolari che hanno spinto i familiari a chiedere che venga fatta piena luce sulla vicenda. Secondo quanto riporta il settimanale “Giallo”, a provocare il decesso è stato “lo shock cardiogeno in soggetto affetto da cardiomiopatia dilatativa post-ischemica, coronaropatico e sottoposto a intervento di by-pass aortocoronarico, iperteso”. “La decisione di Pino Daniele di farsi ricoverare a Roma non è stata scevra da rischi” ha detto il pool di esperti che ha esaminato il caso, e i medici hanno inoltre precisato che “La scelta di ricorrere alle cure dell’ospedale Sant’Eugenio in Roma ha privato il paziente della possibilità di giovarsi di opportunità terapeutiche in modo tempestivo”. A complicare il tutto, il fatto che il cantautore sia stato trasportato in macchina, quindi in posizione seduta e non sdraiato.

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Il pm ritiene dunque che, senza quel trasferimento, tutto si sarebbe risolto e Pino Daniele sarebbe potuto essere salvato. E adesso il caso si riapre. 

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