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Romaeuropa Festival, il tributo a Tom Waits dell'Hommes-Orchestres

In scena al Monk di Roma il 28 e 29 ottobre: il camaleontico e indisciplinato gruppo con improbabili strumenti reinterpreta l'esuberante follia di Tom Waits.

Romaeuropa Festival, il tributo a Tom Waits dell'Hommes-Orchestres

GdS

27 Ottobre 2016 - 10.19


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Una matta, divertente e furiosa decostruzione dei brani di Tom Waits, leggenda internazionale del rock: è questo l’originale omaggio dell’Orchestre d’Hommes-Orchestres in scena al al Monk il 28 e 29 ottobre 2016 nell’ambito della manifestazione Romaeuropa Festival dal titolo “Performs Tom Waits”.
Fondato nel 2002, il camaleontico e indisciplinato gruppo canadese si definisce una ‘one man band’, ironizzando su una presunta mancanza di talenti specifici all’interno del gruppo a parte la capacità di fare e imparare tutto, in una sola volta. Un approccio ‘fai-da-te’ attraverso il quale L’orchestre d’hommes-orchestres si è allontanata da qualsiasi forma d’uniformità e standardizzazione per fondare un’estetica libera, aperta e volutamente disorientante. Non a caso, sotto la bandiera dell’innovazione del linguaggio musicale, il gruppo vanta collaborazioni con artisti provenienti dalle arti visive, dalla musica, dal teatro, dalla danza e dalla performance art.
Attraverso improbabili strumenti musicali e un’atmosfera clownesca, l’orchestra rende omaggio a Tom Waits, reinterpretato e colto in tutta la sua esuberante follia. Tanti gli oggetti comuni che diventano strumenti musicali nella loro performance: una valigia è utilizzata come batteria, un cucchiaio di legno messo tra i denti aggiunge un ritmo sincopato, caramelle effervescenti offrono la graffiante sensazione di una registrazione analogica e poi ancora bottiglie, pipe, arance, chitarre e violini fanno emergere la loro intrinseca dimensione musicale.
Uno spettacolo visivo oltre che musicale: i corpi dei musicisti – ammassati gli uni agli altri, contorti, sempre colti in immaginabili azioni – sono anche loro protagonisti di una performance che ha il sapore del Teatro dell’Assurdo.

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