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Silenzio! In scena genio e improvvisazione di Keith Jarrett

Tra jazz e classica, stasera all'Auditorium di Roma il concerto del pianista statunitense che non ama essere interrotto.

Silenzio! In scena genio e improvvisazione di Keith Jarrett

GdS

12 Luglio 2016 - 11.07


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di Roberta Benvenuto

Può piacere o meno il suo rapporto burrascoso con il pubblico. Leggenda vuole che abbia interrotto concerti per qualche mosca di troppo in sala. Ma l’arte non può essere classificata dalla gentilezza di chi se ne fa portatore. Per questo si perdona tutto al pianista statunitense più imprevedibile del mondo. Questa sera, martedì 12 luglio, torna all’Auditorium per “Luglio suona bene” il genio e l’imprevedibilità di Keith Jarrett. Di sicuro anche stavolta farà chiedere di non fiatare perché la serata si registra e, forse ne potrebbe uscire un cd live in Rome. La sua musica, le sue abilità tecniche e le sue grandi capacità di improvvisazione saranno il cuore dell’atteso concerto in programma stasera alle 19 presso la Sala Santa Cecilia del Parco della Musica.

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Imprevedibile è il genio delle sue improvvisazioni. Imprevedibile è anche il suo iracondo e nevrotico rapporto col pubblico e col silenzio.

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Si narra che in piazza del Campidoglio accartocciò una lattina di Coca-Cola e la gettò sul pavimento per protesta alla mancanza del silenzio assoluto. “Non è vero che maltratto il pubblico. Non hanno capito che tocca a loro chiudere il cerchio disegnato da me, se c’è troppo rumore, non parliamo dei flash, non riesco più a sentirla, quella musica”. E allora, al 71 enne pianista statunitense è permesso tutto se la moneta di scambio è un giro nel paradiso delle note: tra libertà e rigore, jazz e classica.

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Jarrett ha scelto Roma dunque per la sua unica data italiana, per un nuovo capitolo dei suoi leggendari concerti in piano solo. E ha scelto di tornare sul palco della Sala Santa Cecilia dove aveva registrato il sold out nell’ultimo concerto del luglio 2014, dal quale sono stati tratti tre brani del suo recente cd “Creation”, composto da nove improvvisazioni registrate un po’ in tutto il mondo.

E risuona nelle orecchie The Köln Concert, il disco del 1975, ha venduto oltre quattro milioni di copie, campione di vendite nel mondo del jazz (pensare che disse che era nato da circostanze negative, il piano che aveva ordinato non arrivò e quello disponibile era inadeguato, il suono era metallico).

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Secondo il genio del piano “i grandi pianisti classici rischiano la schizofrenia, lo stress produce un modo di suonare meccanico, la fedeltà è una trappola”.

In attesa di sentirlo suonare solo stasera ci arrendiamo alla paura che ome sempre, a Roma qualcuno entrerà in ritardo all’Auditorium, o si alzerà uno sgabello, o qualcuno farà entrare quel fascio di luce in più della porta per andare alla toilette.

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Speriamo che Keith Jarrett non se ne accorga e ci regali quell’immensa esperienza musicale tra contemporeneità e classicismo che solo le sue mani fatate posso regalarci.

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