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Keith Jarrett: non posso più suonare il piano, smetto

Dopo due ictus il pianista del “Koln Konzert” ha confessato di non ricordare più le melodie. Finisce il sogno di una bellezza pura di un artista divisivo e grande

Keith Jarrett: non posso più suonare il piano, smetto

GdS

21 Ottobre 2020 - 22.31


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di Marco Buttafuoco

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Keith Jarrett ha praticamente, annunciato, in un intervista al New York Times, che la sua vita pianistica è finita. Due ictus negli scorsi due anni ne hanno indebolito il fisico e financo la memoria: “A volte – ha detto – non riesco più a ricordare le melodie” . L’unica mano funzionante è la destra e Jarrett non è certo un artista capace di accettare compromessi in scena o di esibirsi, pateticamente, con capacità dimezzate. Era stato capace, alcuni anni fa, di superare una grave forma di sindrome di affaticamento che gli comportava gravi sforzi anche solo per premere un tasto. Era ritornato in scena, era la fine degli anni ’90, ma ora confessa di riuscire a suonare solo in sogno. Anche i suoi settantacinque anni congiurano contro ogni prospettiva di guarigione. Finisce , in quest’anno brutto, un’altra grande storia della musica contemporanea: quella di un pianista jazz che ha rincorso, soprattutto nei concerti piano solo, un suo ideale di bellezza pura, quasi classica. Un’ambizione contrastata . Il pianista del Koln Konzert ha suscitato grandi entusiasmi fra una parte consistente di pubblico ma ha incontrato anche molta freddezza, soprattutto fra la critica più radicale.

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Anche il dato che la sua casa discografica, quell’ECM che è stata spesso identificata con lui e con la sua estetica (e anch’essa discussa) è pronta a riversare sul mercato molte incisioni inedite rianimerà, probabilmente, un vecchio dibattito. Molti accusano infatti l’etichetta di aver stampato, dagli anni ’70 a oggi, registrazioni non sempre necessarie e non sempre all’altezza del talento del pianista americano. Keith Jarrett è, sarà sempre, un nome divisivo. Oggi, tuttavia tutti, chi lo ha criticato e chi lo ha amato, partecipano al dramma malinconico di un artista (in ogni caso tutti lo giudicano un grande) che sa di non potersi più esprimere. Da pochi giorni è morto Gary Peacok, suo contrabbassista per decenni.

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Nel 2007 di anni fa Keith Jarrett incise un disco struggente, in duo con un altro contrabbassista, suo complice di tanta musica: Charlie Haden . I due incisero Jasmine nella sala di registrazione di casa Jarrett, nel New Jersey, durante un week end con le consorti. La musica dei quei due non più giovani signori, piena di canto e di “saudade” (la parola portoghese è più adatta a definirne la temperie) è la migliore colonna sonora per l’annuncio della chiusura della carriera della musica di Jarrett. Un punto finale di maggior significato, forse, di tanto materiale che è uscito in passato o uscirà nei prossimi anni.

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