Celentano dalla parte della Raggi: "Temono che faccia un miracolo a Roma" | Giornale dello Spettacolo
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Celentano dalla parte della Raggi: "Temono che faccia un miracolo a Roma"

Il molleggiato sul suo blog posta uno sfogo politico che va dall'endorsement alla sindaca di Roma, Virginia Raggi al caso di Ester Pasqualoni

Celentano dalla parte della Raggi: "Temono che faccia un miracolo a Roma"
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23 Giugno 2017 - 18.37


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“Tra un po’ si andrà a votare e io sono preoccupato”. Esordisce così Adriano Celentano sul suo blog, con uno sfogo politico che va dall’endorsement alla sindaca di Roma, Virginia Raggi al caso di Ester Pasqualoni, l’oncologa accoltellata a morte davanti all’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero, in provincia di Teramo, da uno stalker che da tempo la perseguitava. Il molleggiato traccia un quadro generale della politica “allo sbando”. Non a caso il titolo del suo intervento sul blog è proprio ‘Sbando’.

“I partiti hanno smarrito la strada – scrive Celentano – Non sanno dove prendere i voti. Le banche si fanno prestare i soldi dai piccoli risparmiatori e poi non glieli restituiscono più. Gli arrampicatori pretendono che Virginia Raggi, in quattro e quattr’otto, risollevi Roma dalle macerie prodotte dai governi precedenti. O forse, è proprio quello che temono: che sia lei, l’unica in grado di realizzare il miracolo. Fatto sta che il mondo politico è allo sbando, e forse qualche sbandamento l’ha avuto anche il capo della polizia visto che ha dichiarato che l’orribile delitto ai danni dell’oncologa rappresenta una vera e propria sconfitta per le istituzioni. La povera Ester viveva in uno stato di angoscia insostenibile, perseguitata da mesi giorno e notte, a niente sono servite le continue denunce alle forze dell’ordine sistematicamente archiviate perché ‘purtroppo’ la donna era ancora ‘viva’”. 

“Ma ora che lei non c’è più – prosegue il cantante – finalmente la polizia potrà muoversi senza alcun indugio in modo seriamente determinante. Mi domando se l’evidente sconquasso della politica non sia dovuto al fatto che i governi, una volta raggiunto il ‘potere sognato’, non pensino altro che alla loro vanagloria anziché dare la priorità all’unica cosa davvero essenziale. La certezza della pena. A cosa serve la crescita, il posto assicurato se poi, finita la giornata lavorativa, esci e ti uccidono? E a cosa serve il posto di lavoro se poi gli stessi lavoratori (in tutti i settori) non eseguono con coscienza il loro lavoro? Non è l’articolo 18 che difende i lavoratori. Semmai è proprio il ’18’ a creare una vera e propria schiera di scellerati. Perché i tanto vituperati padroni dovrebbero licenziare qualcuno se questo qualcuno fa il proprio dovere con coscienza? Non è vero che l’esempio viene dall’alto. L’esempio, quello vero, in grado di correggere anche quelli in alto, viene dal basso”, conclude Celentano.

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