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'Fortuna', favola oscura di una cronaca tragica

È stato presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma 'Fortuna', opera prima di Nicolangelo Gelormini, ispirato ai terribili fatti del delitto di Caivano, avvenuto nel 2014

'Fortuna', favola oscura di una cronaca tragica

GdS

19 Ottobre 2020 - 22.52


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di Giuseppe Cassarà 

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È stato presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma ‘Fortuna’, opera prima di Nicolangelo Gelormini, ispirato ai terribili fatti del delitto di Caivano, avvenuto nel 2014, quando la piccola Fortuna Loffredo fu gettata da un balcone dallo zio che abusava di lei e che voleva impedirle di denunciarlo. 
Protagonista della storia è Nancy, una bambina timida che vive con i genitori in un palazzone incastonato come un meteorite in un angolo del mondo dimenticato dal bene. Chiusa da qualche tempo in un silenzio che allarma sua madre, Nancy viene seguita da Gina, una psicologa distratta e scostante. La bambina sembra non riconoscersi nel nome con cui gli adulti la chiamano, e sente di non appartenere a ciò che la circonda. Come in una favola cui a volte stenta a credere, pensa di essere una principessa in attesa di tornare sul suo pianeta nello spazio.
“Partivamo da un fatto di cronaca che per noi era irrappresentabile. Come si poteva raccontare una storia così oscena? Alla fine, la non narrabilità della storia è stato proprio ciò che mi ha guidato nello scegliere lo stile narrativo, e quindi il fuori campo, il non raccontare nulla, i due atti del film. Alla base c’era l’idea di tradire lo spettatore, perché io avevo intercettato proprio il tradimento in questa storia. Secondo me qui c’è il più atroce dei tradimenti, quello della madre” spiega Gelormini. 
Coprotagonista del film Valeria Golino, nel doppio ruolo della mamma e della psicologa. “La sceneggiatura è quello che mi ha fatto decidere da quasi subito di voler partecipare al film, ancora più del ruolo – spiega l’attrice e regista – Un ruolo doppio che però non era esattamente un doppio ruolo, perché il sentimento era lo stesso. La stessa cosa, ma in due donne diverse. Nel mio caso, un sentimento di amorevolezza e di maternità, di soavità, ragione, buonsenso. Ho capito subito che c’era qualcosa di talmente cinematografico che la dolorosa verità su cui è basato non è il motivo per cui ho accettato. Anzi, poteva essere un deterrente. Ma era la sceneggiatura, che era scritta in modo da essere già cinema. Un progetto ambizioso che rischiava di essere ‘brutto’, ma non si poteva non fare. E il risultato è riuscitissimo”.

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