"Scherma e cinema, un modo di vivere": il lato nascosto di Davide Ferrario

L'autore di film notevoli e scrittore pubblica un libro sullo sport che pratica e quante affinità abbia con il grande schermo

Davide Ferrario

Davide Ferrario

GdS 22 dicembre 2017

Il cinema come un gioco di scherma. E lo sport che ha più somiglianze con l’arte del cinema di quanto potremmo immaginare. Davide Ferrario, regista, autore di ottimi film, scrittore, il 10 gennaio per Add Editore manda in libreria “Scherma, schermo. Il regista dietro la maschera”, un volume che è anche una ricerca su se stesso, su uno sport affascinante e sul suo mestiere (collana "Incendi - Narrazioni combustibili", 160 pagine, 13 euro).


"È strano quello che può succedere sotto la maschera. Sì, certo, fisicamente sono io che calco la pedana: ma dietro la maschera io so che c'è un altro, un doppio che tira al posto mio. Il che ci porta al cuore della questione", dichiara. “La scherma è un modo di vivere. Fa appello a qualcosa di profondo che sta dentro di noi. Ecco perché se mi chiedete qual è stata l'esperienza fondante della mia vita vi rispondo la scherma e solo in seconda battuta il cinema. Che, senza la scherma, non sarebbe stato la stessa cosa."
Ferrario racconta questo sport come farebbe un film, partendo da un primissimo piano su un atleta fermo in pedana per poi allargare l'inquadratura, andando avanti e indietro nel tempo: un'arte incontrata da adolescente, un po' dimenticata per i casi della vita, ma poi riscoperta e mai più abbandonata.
Sulla pedana si impara a conoscere se stessi, e la maschera, confine tra il "sé" e il mondo, è una porta che si apre e si chiude su un'altra dimensione, qualcosa che ha a che fare col "chiudere il mondo fuori". È quello che succede quando si spengono le luci in sala: si entra in un mondo di ombre, riflessi e silenzi, e ci si prepara a incontrare qualcosa che sta "al di là".


Tra altri film Ferrario ha firmato i film “Tutti giù per terra”, “Figli di Annibale”, “Dopo mezzanotte”, “La luna su Torino” e i documentari “La strada di Levi” (2017), “Piazza Garibaldi” (2011) e “La zuppa del demonio” (2014). Il suo primo romanzo “Dissolvenza al nero”, Premio Hemingway 1995, è stato portato sullo schermo da Oliver Parker. “Sangue mio è il suo ultimo romanzo” (Feltrinelli, 2010).