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Meryl Streep contro Weinstein: "le donne che l'hanno denunciato sono le nostre eroine"

Tutto il mondo dello show business sta esprimendo dichiarazioni di condanna contro il produttore americano. Tra questi, Meryl Streep e George Clooney

Meryl Streep contro Weinstein: "le donne che l'hanno denunciato sono le nostre eroine"

GdS

11 Ottobre 2017 - 17.03


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Lo scandalo che riguarda Weinstein è risultato essere di dimensioni e gravità inconcepibili: abusi, molestie e violenze contro molte delle sue collaboratrici, attrici e dipendenti, che solo ora, dopo l’articolo sul New York Times, hanno trovato la forza di denunciarlo. George Clooney, intervistato al “The Daily Beast”, ha definito la condotta del fondatore di Miramax e Weinstein Company “indifendibile” e “disturbante a molti livelli”.
L’attore, che deve la sua attuale fama internazionale anche a Weinstein, ha definito la condotta del produttore – ora licenziato dalla sua azienda – “indifendibile”. “Conosco Harvey da 20 anni – ha raccontato Clooney – mi ha dato la mia prima grande possibilità come regista con “Confessioni di una mente pericolosa”. Abbiamo cenato, abbiamo fatto sopralluoghi insieme, abbiamo litigato. Ma posso dire di non aver mai visto nessuno di questi comportamenti. Mai”.
Quella di George Clooney è solo l’ultima delle dichiarazioni che giungono dopo la denuncia delle donne vittime delle molestie di Weinstein. Tra queste c’è anche Meryl Streep. L’attrice, che da tempo si batte per una maggiore parità salariale e di trattamento a Hollywood, ha definito la condotta di Weinstein “vergognosa”, “inscusabile”, “un abuso di potere”. In una dichiarazione inviata in esclusiva all’Huffington Post, Streep ha dichiarato: “Le intrepide donne che hanno alzato la loro voce per denunciare questo abuso sono le nostre eroine”. Nel testo, l’attrice protagonista di “The Iron Lady” ha chiarito che il suo rapporto con Weinstein è sempre stato rispettoso da entrambe le parti e che non era a conoscenza di questa condotta. Inoltre, si domanda come sia stato possibile, se qualcun altro era a conoscenza di questi eventi, che nessun giornalista investigativo del mondo dello spettacolo abbia mai scritto nulla negli ultimi decenni.
Anche Judi Dench si è unita alla posizione della Streep: come riporta il “The Guardian”, l’attrice si è dichiarata estranea alla condotta di Weinstein, che l’ha sostenuta per oltre 20 anni nella sua carriera cinematografica. “Sono fortemente turbata”, queste le parole di commento al caso di Kate Winslet, rilasciate a “Variety”. Nella sua dichiarazione l’attrice 42enne ha sottolineato il coraggio di queste donne nel parlare di ciò che hanno subito. “Il modo in cui Harvey Weinstein ha trattato queste vulnerabili e talentuose donne non è un modo che nessuna donna dovrebbe mai ritenere accettabile o comune in ogni luogo di lavoro”. Così la pensa anche Jennifer Lawrence, che al magazine “Variety” ha detto: “Sono stata profondamente disturbata quando ho sentito di cosa era accusato Harvey Weinstein. Questo tipo di abuso non è scusabile in alcun modo”. Numerose star, tra cui anche Mark Ruffalo, hanno espresso il proprio dissenso via Twitter.
Intanto, l’attrice inglese Romola Garai si unisce alle donne che hanno denunciato Harvey Weinstein. Secondo quanto riferito dal “The Guardian”, l’attrice sarebbe stata ricevuta al Savoy Hotel di Londra dal produttore, che aveva l’ultima parola sul suo ruolo in “Dirty Dancing: Havana Nights”. Weinstein l’avrebbe ricevuta nella sua camera indossando solo una vestaglia. L’attrice ha definito l’accaduto un umiliante “abuso di potere”. “Come ogni altra donna del settore, ho avuto “un’audizione” con Harvey Weinstein, anche se ne avevo già fatta una ma si doveva essere personalmente approvate da lui – ha raccontato Garai – quindi sono dovuta andare nella sua camera d’albergo al Savoy, e lui ha aperto la porta in accappatoio. Avevo solo 18 anni. Mi sono sentita violata, mi è rimasto impresso nella memoria”.
Secondo Sharon Waxman, fondatrice di “The Wrap”, nel 2004 Matt Damon e Russel Crowe aiutarono Weinstein a insabbiare delle accuse di molestie. Come racconta in un suo editoriale, l’allora redattrice del New York Times aveva rintracciato una donna a Londra che fu pagata dopo un incontro sessuale non voluto con il boss di Miramax. “Aveva paura di parlare perché aveva firmato un accordo di riservatezza”, racconta la giornalista. Il pezzo fu pubblicato sulla testata che oggi ha denunciato Weinstein, ma fortemente editato a causa di pressioni fatte dal produttore e dai due attori, che avrebbero personalmente telefonato in redazione. Rapida è arrivata la smentita dal “New York Times”. “I due top editor di allora, Bill Keller e Jill Abramson, non ricordano di aver subito alcuna pressione riguardo la storia della signorina Waxman. Il suo editor diretto, Jonathan Landman, sostiene che semplicemente lei non aveva la storia – spiega l’executive editor del “New York Times”, Dean Baquet – sono sicuro che la signorina Waxman credeva di avere una storia, ma se leggi la sua stessa descrizione, lei non aveva nulla di nemmeno paragonabile alla storia che abbiamo pubblicato la scorsa settimana. Lei aveva solo una dichiarazione off the record da parte di una donna”.
Dopo che anche l’avvocatessa Lisa Bloom ha lasciato il team difensivo di Weinstein, a prendere le sue difese è stata Donna Karan. La stilista ha dichiarato al “Daily Mail” che il produttore è stato “meraviglioso” e che le donne dovrebbero prendere in considerazione l’idea che il loro abbigliamento poteva suggerire che forse “se la sono cercata”. “Siamo noi che dobbiamo badare a noi stesse – ha continuato la stilista – non ce le andiamo a cercare mostrando tutta la nostra sensualità e sessualità?” Dopo le reazioni furiose postate online, tra cui spicca il post di Rose McGowan, una delle principali accusatrici di Weinstein, Karan si è scusata sostenendo che le sue dichiarazioni sono state estrapolate dal contesto.

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