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Bond lascia l'MI5 e si sposa, gli ammazzano la moglie e si vendica. Ben tornato 007

Prime indiscrezioni sulla sceneggiatura del venticinquesimo film della saga dell'agente segreto più famoso al mondo, che avrà ancora il volto di Daniel Craig

Bond lascia l'MI5 e si sposa, gli ammazzano la moglie e si vendica. Ben tornato 007

Diego Minuti

6 Settembre 2017 - 17.57


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Se la notizia fosse vera, per tutti coloro che hanno amato e, nonostante il dilatarsi esagerato dalla sua saga, lo amano ancora, sarebbe una sorpresa. 007, James Bond, si sposa – cosa non nuova – e lascia il servizio – anche questo un deja vu -, ma lo fa nello stesso film, e questa è una novita.
A fare trapelare le prime indiscrezioni sulla sceneggiatura, ormai in fase di ultime limature, è il New Yok Post che riferisce per grandi linee la trama, quasi che fosse una storia rivoluzionaria per l’agente doppio 0. Ma non è così perchè sono cose viste e non certo destinate a stravolgere quel che si pensa dell’agente segreto al servizio di sua Maestà di più lungo corso.
Perchè Bond si è già sposato con la contessa Traci Di Vicenzo, figlio di un padrino dell’Unione corsa (la mafia isolana) , Marc Ange Draco, che gli muore tra le braccia il giorno stesso delle nozze mentre, in auto, si allontanano dalla sala dove hanno festeggiato l’evento.
Nella trasposizione filmica, la morte di Traci (interpretata dalla britannica Diana Rigg) è l’unico momento dell lunga carriera di Bond in cui lo si vede piangere, ed anche l’ultima volta che il protagonista di quell’unico e solo film, George Lazenby, indossò i panni di 007.
Da sempre 007, sia pure nelle diverse sfumature che di lui hanno dato gli attori chiamati ad interpretarlo, ha vissuto tra Amore e Thanatos, venendone condizionato. Non è quindi sorprendente che, a dare credito alle anticipazioni del New York Post, anche questa volta Bond vivrà una intensa storia d’amore che culminerà nel dramma, con la morte violenta della moglie.
E’ singolare pensare che l’evoluzione cinematografica del personaggio di James Bond (per l’esigenza di caratterizzarne il proflo su quello degli attori che l’hanno interpretato) si sia così nitidamente distaccata dal modello letterario, dall’agente che Ian Fleming ritagliò sul modello delle vere spie, mitizzandole di quel tanto da renderle appetibili ad un lettore di bocca buona come quello britannico degli anni ’50. Ed invece Fleming sapeva scrivere e bene, con uno stile estremamente raffinato da apparire quasi rarefatto, con la ricerca di particolari che sembravano insignificanti ma che sottolineavano l’accuratezza della cifra stilistica. Fleming aveva ben chiaro, nella testa, chi e cosa fosse Bond e non era certamente il chiacchierone irrefrenabile nella versione Roger Moore o quello algido e privo di qualsiasi empatia dfi Timothy Dalton. Il suo Bond non era nemmeno il fenomenale Sean Connery. Tutto sommato, forse quello che più s’avvicina al Bond di Fleming è proprio l’ultimo, Daniel Graig, che bene si sovrappone alla definizione secca che di 007  diede il suo creatore: un uomo estremamente noioso e poco interessato alle cose che accadevano.
In cinquant’anni Bond, soprattutto per i motivi anagrafici dei suoi interpreti, ha cambiato fisionomia e strappa via un sorriso pensare che per Fleming 007 sarebbe dovuto assomigliare ad Hoagie Carmichael, un cantante americano, ma anche attore e pianista, che non è noto per questo accostamento – di cui non poteva interessargli di meno -, ma per avere firmato uno dei brani più belli in assoluto della musica, Stardust. Per il resto, un viso squadrato, nemmeno tanto gradevole, con una ciocca di capelli sono apparentemente ribelle sulla fronte, appunto quello giusto per apparire noioso e distaccato.
Ma ora James Bond si sposa, nuovamente, anche se andrà a finire male, come in un copione già letto. Ma rallegriamoci, perché al dolore seguirà la vendetta.

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