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Al Lido "Processo alla Città" di Luigi Zampa, una lezione civile e etica

Il Procuratore Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti introdurrà la proiezione del 7 settembre alle 14.30 nella Sala Giardino

Al Lido "Processo alla Città" di Luigi Zampa, una lezione civile e etica
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6 Settembre 2016 - 10.08


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Nella splendida sezione Venezia Classici dedicata ai film restaurati, irrompe il 7 settembre l’opera vigorosa e rigorosa di Luigi Zampa Processo alla città (1952). Un film che oltre a ispirarsi a una vicenda processuale che fece epoca (il processo Cuocolo), mostra per la prima volta in Italia una sorta di notabilato di camorra. Non a caso il soggetto, accanto a quella di Ettore Giannini, porta la firma di un Francesco Rosi appena trentenne che con questo film getta le basi per quello che undici anni dopo sarà il suo capolavoro, Le mani sulla città. E dove fin dal titolo risaltano le affinità tra i due lavori.
Il restauro è stato curato da CSC-Cineteca Nazionale e Gaumont con la collaborazione dell’Associazione di Giuristi Napoletani “Astrea. Sentimenti di giustizia” che ha dato impulso all’intero progetto. Per testimoniare l’importanza dell’operazione che trova riscontri non solo simbolici nell’attualità giudiziaria e di contrasto alla criminalità organizzata, la proiezione sarà introdotta di persona da Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

La storia. Ai primi del secolo, a Napoli, il giudice Antonio Spicacci emette mandati di cattura nei confronti di alcune persone coinvolte in due omicidi di stampo camorristico. La matassa è intricatissima, gli indiziati sono numerosi, alcuni insospettabili, e i malviventi godono di protezioni e conoscenze altolocate. Il giudice si trova di fronte a un bivio: lasciar perdere l’indagine o andare fino in fondo, a costo di mettere a soqquadro la città?

Scrive Morando Morandini, uno dei padri nobili della critica cinematografica: “Non è solo il miglior film di Zampa, anche per merito dell’efficace sceneggiatura (Suso Cecchi D’Amico, Ettore Giannini, Diego Fabbri, Turi Vasile) è uno dei rari drammi giudiziari riusciti del cinema italiano oltreché una di quelle opere in cui le istanze civili e morali del neorealismo s’innestano sul robusto tronco di un melodramma popolare attento alla lezione del cinema americano d’azione “

Luigi Zampa (1905 – 1991)

Dopo gli esordi in teatro frequenta il corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. In seguito scrive alcune sceneggiature di successo arrivando a realizzare il primo film nel 1941, L’attore scomparso. Ha attraversato in maniera molto personale il neorealismo e ha poi anticipato la commedia all’italiana e il cinema di denuncia. È stata fondamentale la collaborazione con Vitaliano Brancati come sceneggiatore di alcuni suoi film degli anni Cinquanta nei quali con i toni della commedia si sottolinea la continuità nei comportamenti degli italiani nei peridi pre e post guerra. Della quarantina di titoli compresi nella sua filmografia che dal 1941 giunge al 1979 di Letti selvaggi , da ricordare in particolare L’Onorevole Angelina con una irresistibile Anna Magnani, Il vigile (1960), Il medico della mutua (1968) entrambi con un superbo Alberto Sordi.

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