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La macchinazione: delitto Pasolini, una verità troppo scomoda

Mentre la memoria si affievolisce, La Macchinazione di David Grieco riporta al centro della scena il delitto di Pasolini e i suoi misteri [Gianni Cipriani]

La macchinazione: delitto Pasolini, una verità troppo scomoda

GdS

11 Marzo 2016 - 14.46


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di Gianni Cipriani*

Le lancette inesorabili scorrono. E con il passare dei giorni, delle settimane, dei mesi e degli anni i ricordi si attenuano, la memoria è sempre meno collettiva, gli odori si diradano, il dolore diventa più tenue per molti, anche se alcuni resterà senza fine.

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Così almeno dall’inizio della sedicente seconda repubblica, come le gocce che scavano le pietre, nel nostro paese si tenta di demolire la storia recente delle stragi e del terrorismo, della mafia collusa con la politica e della malavita intrecciata con consorterie massoniche e protezioni neofasciste.

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La mafia non esiste, si è detto per tanti anni. E oggi scopriamo che la strategia della tensione non è mai esistita, che la P2 era al massimo un club di patrioti che non ha mai nuociuto a nessuno e che i nostri apparati e la nostra magistratura sono sempre stati limpidi e cristallini, non hanno mai insabbiato una indagine, non hanno mai depistato e chissà perché la procura di Roma dei tempi antichi veniva definita il “porto delle nebbie”.

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Piazza Fontana, piazza della Loggia, commissione Moro, commissione P2. Montagne di documenti che testimoniano un passato di cui andare poco orgogliosi e che, secondo un pensiero sempre più presente, andrebbero moralmente bruciati, visto che – in questa visione restauratrice – poiché non è successo nulla, ogni carta racconta menzogne. La mafia non esiste. E la strategia della tensione nemmeno.

Pierpaolo Pasolini, nel celeberrimo scritto apparso sul Corriere della Sera il 14 novembre 1974 scrisse:

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Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).

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Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

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Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. (…).

Parole che provocano l’orticaria a qualcuno ancora nel 2016, immaginiamoci quanto fossero scomode nel 1974. Premessa lunga. Certamente. Ma necessaria per dire che, a mio giudizio La Macchinazione di David Grieco non è solo un film – peraltro con un formidabile Massimo Ranieri – che racconta una storia passata. Ma è un film che attraverso il racconto degli ultimi mesi che hanno preceduto l’assassinio brutale di Pier Paolo Pasolini, racconta l’Italia che è arrivata dopo ma anche – e soprattutto – racconta dinamiche che sono sopravvissute fino ai giorni nostri.

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Così, mentre la memoria si affievolisce, mentre lo “scurdammuce ‘o passato” diventa il partito di maggioranza relativa, La Macchinazione di David Grieco riporta al centro della scena un delitto archiviato dalla giustizia e nella memoria di molti come una storiaccia di borgata; come un incontro omosessuale finito male. Verità di comodo.

Ma come è morto Pier Paolo Pasolini? Davi Grieco ha una tesi forte, argomentata, circostanziata, credibile. Certo, pur sempre una tesi. E tuttavia non ci vuole un novello Sherlock Holmes per comprendere che la verità giudiziaria sulla morte di Pasolini fa acqua da tutte le parti e non ci vuole il commissatio Maigret per capire che le indagini di polizia vennero fatte con grande superficialità, anche perché la “verità” apparente era quella che doveva essere “certificata”. Quindi alla fine non si può che tornare all’inizio, ossia alla sentenza del giudice minorile Carlo Aldredo Moro – fratello di Aldo – che condannò per l’omicidio Pelosi ma in concorso con ignoti.

Il film di David Grieco, tuttavia, è importante perché non si ferma a contestare la “scena del delitto”. Ma perché spiega con coraggio e con puntuale precisione come e perché sia stata messa in atto La Macchinazione. Questo è il vero nodo. Raccontare quelle che mi piace definire in maniera un po’ azzardata “sinapsi politico/criminali” che all’epoca tenevano insieme mondi che nella vita quotidiana non si sfioravano nemmeno, ma che erano uniti da un patto di reciproca convenienza.

I ragazzi di vita, i malavitosi di quartiere, la malavita di maggior spessore, i fascisti, gli avvocati con maniglie dentro gli apparati, la polizia compiacente fino agli alti piani del potere politico e finanziario dove esistono i mandanti.

La Macchinazione di David Grieco è insieme atto d’accusa e riappropriazione della memoria negata. Un pugno nello stomaco che farà molto male. Ma un male che fa bene. E che restituisce brandelli di verità sulla morte di un grande intellettuale e sull’Italia che è stata, che è e che vogliamo illuderci non sarà mai più.


* Questo articolo è stato pubblicato sul [url”Giornale dello spettacolo”]http://giornaledellospettacolo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=88984&typeb=0&speciale-matera-sfoglia-il-giornale-dello-spettacolo[/url] anno 72, n.1 del 2016
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