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Rising Star: Giacomo Ferraù

Nuovi volti dello spettacolo entrano nella Gallery di Rising Star. Il protagonista della settimana è: Giacomo Ferraù.

Rising Star: Giacomo Ferraù
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26 Novembre 2015 - 09.29


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di Nicole Jallin

Nel 1983 la città di Messina dava i natali a Giacomo Ferraù, ovvero giovane profilo della teatralità italiana, munito di una non comune personalità creativa e comunicativa condotta da una certa attrazione per la poliedricità artistica.

La famelica passione per la recitazione lo spinge verso le romane Accademia Cassiopea e Scuola Elio Pandolfi, poi all’Accademia dei Filodrammatici di Milano; verso il doppiaggio, con studi riferibili a Bruno Slaviero, Laura Rizzoli e Luciano De Ambrosis, e verso percorsi laboratoriali affidati a nomi quali Peter Clough, Nicolaj Karpov, Carmelo Rifici, Leo Muscato, Serena Sinigaglia, Danio Manfredini, Marcello Magni, Emma Dante, e Ascanio Celestini.

Fame di storie, di personaggi, di cinema e di palcoscenico che consente a Giacomo – il cui spirito musicale è donato a pianoforte, chitarra e fisarmonica – di mettere alla prova la sua dote attoriale, registica e drammaturgica, insieme alla compagnia Eco di Fondo, creata insieme all’attrice (e coprotagonista in molti lavori) Giulia Viana.

Dunque, la presenza scenica si rivela nei “Ciechi” regia di Tenerezza Fattore, “La linea curva” a firma di Alessandro del Bianco (con lui anche per il corto “Nella notte”), “I candidi”, scritto e diretto da Emanuele Crotti, e negli affronti testuali che vanno dallo shakespeariano “Romeo e Giulietta” diretto da Claudio Carafoli al “Roberto Zucco” di Koltés con regia di Peter Clough e Bruno Fornasari; dalla “Bellavita” pirandelliana diretta da Riccardo Pradella alla contemporaneità di Darren Donohue in “Dayshift”, regia di Elisabetta Carosio, fino alle “Notti bianche” più “Karamazov” di Dostoevskij, rispettivamente dirette da Francesca Cavallo e César Brie.

E proprio con l’artista argentino, l’attore siciliano s’impegna in un’intensa collaborazione che include la versione sudamericana dell’opera dostoevskijana “Los hermanos Karamazov” e “Orfeo ed Euridice” (da poco proposta al capitolino Teatro dell’Orologio), che adagia l’amore mitologico sul tema dell’eutanasia, anzi dell’accanimento terapeutico: «Ho incontrato César Brie ad un provino e mi sono subito innamorato del suo teatro. Da lui ho imparato a scavare nel personaggio, cercando la sua natura attraverso la mia sensibilità; ho imparato una metodologia che uso ancora oggi con la mia compagnia, e ho conosciuto la sua capacità verace e immaginifica di tradurre la realtà e di rifletterla sulla scena, attraverso un teatro “liquido”, in grado cioè di andare sempre incontro al linguaggio attuale e alla ricezione del pubblico. È un teatro stratificato che si forma su un rapporto cumulativo e dialogico con studi, creazioni e laboratori preventivi; e la sua arte apolide è figlia della sua storia personale esule e appartiene alla sua anima, che è profondamente e fatalmente intrisa di poesia. L’incontro con Brie è un’esperienza che porterò sempre nel cuore».

Non solo teatro però, perché Giacomo si fa notare anche in cinema e TV, a cominciare da “L’ultimo giorno d’inverno” di Sergio Fabio Ferrari; c’è poi “Il bivio” della coppia Paternostro-De Strasser, “Amore liquido” di Marco Rizzo; e ancora sitcom, fiction e intrattenimento da “Piano piano” a “Piloti”, da “Le solite vacanze” a “L’almanacco del Gene Gnocco”: «Avevo cominciato a recitare per fare cinema. Poi qualcosa mi ha immerso completamente nel teatro ed è nata come una dipendenza: questo mi ha tenuto lontano dai set, però il cinema continua a esercitare un grande fascino pulsante e non escludo un prossimo ritorno. Al mio lavoro dedico tutta l’anima e tutto il cuore e al momento non riesco ad allontanarli dalla scena sia come attore che come regista e drammaturgo. Sento il bisogno di sperimentarmi, di tentare, di cercare con il teatro. In fondo, anche questa è una droga. Una droga che fa bene».

E allora, Ferraù attore ma anche regista e autore, e dopo il debutto alla direzione della “Coppia aperta, quasi spalancata” dal testo di Dario Fo e Franca Rame, l’impulso congiunto di regia e scrittura si sfoga nei ”Sogni”, ispirato al testo del Bardo, “Il più bel giorno della mia vita”, “Te remoto”, ”Le rotaie della memoria”, “Nato ieri”, “O.Z. Storia di un’emigrazione”, fino all’ultima produzione “La Sirenetta”, tutti frutto della stesura a quattro mani con Giulia Viana. Poi, tra i prossimi impegni, Giacomo annuncia lo spettacolo prodotto dal Teatro Presente “The hard way to understand each other”, e una tournée con titoli di repertorio di teatro ragazzi e di prosa per un confronto diretto con l’oggi e con il pubblico (giovanissimo soprattuto) attraverso il mito e la fiaba: «In futuro – aggiunge Giacomo – spero di incontrare grandi Maestri con i quali crescere. Io e Giulia abbiamo avuto la fortuna di trovare personalità che ci hanno permesso di imparare, di comunicare, di investire energie, forze e sangue. Posso dire che a livello umano il teatro mi ha salvato, mi ha regalato la felicità. Questo non è il mio mestiere: è la mia vita».

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