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Roma-Pechino-New York: il balletto dei direttori

Marco Muller si trasferisce a Pechino per dirigere la quinta edizione del Festival asiatico (16-23 aprile 2015), intanto a Roma arriva il giornalista Antonio Monda.

Roma-Pechino-New York: il balletto dei direttori

GdS

20 Marzo 2015 - 09.48


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di Piero Cinelli

Che quello di Marco Müller era un addio e non un arrivederci, si era capito da subito. Dal momento in cui aveva dato, in anticipo sulla scadenza naturale, le dimissioni da Direttore Artistico del Festival di Roma. All’epoca la nomina di Müller fu decisa da Gianni Alemanno, subentrato come sindaco della capitale a Walter Veltroni il quale aveva fondato il Festival (allora era una Festa) assieme al suo plenipotenziario Goffredo Bettini, affidando la Direzione a Piera De Tassis.

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Con l’elezione di Ignazio Marino si è tornati all’era De Tassis, con la variante di progetto, tutt’altro che marginale, della promozione di Piera alla Presidenza della Fondazione Cinema e la nomina del giornalista-scrittore Antonio Monda alla Direzione Artistica. Intanto Marco Müller si trasferisce a Pechino per dirigere la quinta edizione del Festival asiatico (Aprile 16-23), sempre più strategico per i produttori occidentali che vogliono ottenere visibilità in un mercato in crescita esponenziale.

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E’ di ieri la notizia della nomina della giuria, presieduta da Luc Besson e composta da Fernando Meirelles, Robert Mark Kamen, Peter Chan Ho-sun, Kim Ki-duk, Zhou Xun e Fedor Bondarchuk, che dovrà assegnare i Tiantan Awards tra i 15 titoli del Concorso (che saranno annunciati a breve). Un budget di circa 17 milioni di dollari per un festival che darà ampio spazio al mercato con ‘Project Pitches’ di coproduzione sponsorizzati da The Motion Picture Association e che vuole avere nel circo dei festival internazionali un peso proporzionale al mercato che rappresenta.

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Roma se tutto va bene avrà la metà di quei soldi. Ma il suo problema maggiore, quello che da sempre ne ha mortificato le aspettative, più dei soldi è la subordinazione politica. Cosa che nelle varie gestioni DeTassis-Muller, non è cambiata affatto ed è facile prevedere che non cambierà anche con Antonio Monda. Newyorchese da più di venti anni, il neodirettore del Festival Antonio Monda non sembra avere il piglio manageriale di uno che vuole cambiare le cose. Nulla da dire sulla persona, sicuramente colta e inserita, a livello personale più che a livello professionale, nel luccicante mondo del cinema. Ma con un piccolo difetto di ‘name-dropping’ che forse cerca di nascondere una scarsa esperienza organizzativa con frequentazioni a dir poco strabilianti, che meriterebbero un red carpet di fronte alla porta della sua casa americana. Un’esperienza che invece ha Piera DeTassis che probabilmente lo assisterà almeno in questa prima avventura. Se da una parte il mestiere di Direttore di Festival diventa sempre più simile a quello degli allenatori delle squadre di calcio, quello del Festival romano è invece ancora legato a doppia corda agli sponsor politici. Ed il fatto che da quest’anno sia entrato tra gli azionisti accanto a Comune, Regione e Camera Commercio anche il Ministero della Cultura, non lo rende certamente più snello.

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