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Gli Oscar restano in mutande

Gli Oscar 2015 sono stati noiosi, senza pathos né colpi di scena: resteranno solo gli spezzoni delle premiazioni da rivedere su Youtube.

Gli Oscar restano in mutande

GdS

23 Febbraio 2015 - 10.42


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di Davide Monastra

Neil Patrick Harris, c’è da ammetterlo, ce l’ha proprio messa tutta per rendere piacevole allo spettatore televisivo gli 87esimi Academy Awards. Il risultato però non è stato quello desiderato: non si è quindi verificato il miracolo di Ellen Degeneres che solo l’anno scorso era riuscita a riportare l’attenzione sul Dolby Theatre, utilizzando furbescamete lo stratagemma dei selfie. Con questa edizione, volendo fare un paragone ingeneroso, potremmo dire che a Los Angeles è andata in scena una conduzione alla Carlo Conti, senza colpi di scena né pathos, soprattutto durante le fasi che precedevano le premiazioni.

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Sarebbe davvero meschino dare la colpa a Harris: lui, pur di fare ascolti alti si è messo addirittura in mutande, cercando di esportare negli Usa la lezione data agli italiani qualche anno fa da Gianni Morandi. Ma anche questo sketch sembrava improvvisato, realizzato da ragazzi di un liceo di provincia in una sagra di paese, tanto che gli unici sentimenti rimasti negli occhi di chi stava guardando gli Oscar sono tanto #disagio e tanto #imbarazzo.

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Gli autori del programma televisivo (quelli di certe trasmissioni italiane a confronto sono da un certo punto di vista avanguardisti) hanno scritto un programma piatto, come la linea vitale di chi dall’Italia ha tentato in tutti i modi di rimanere sveglio per scoprire in anteprima i vincitori.

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Qualche picco nello show è stato raggiunto con la performance sempre sopra le righe di Lady Gaga: per il resto, una cerimonia noiosa e scontata. Anche nell’assegnazione dei premi. Gli organizzatori ci avevano provato a far credere che ci sarebbe stata battaglia tra “Boyhood” di Richard Linklater, rimasto a boccasciutta dopo aver vinto qualsiasi premio in giro per il mondo, e “Birdman” di Alejandro G. Iñárritu, ma si è subito capito che le statuette più importanti avrebbero preso, parafrasando Nando Martellini e la finale dei mondiali di calcio del 1970, la strada per Città del Messico.

E adesso c’è chi giustamente negli Usa si chide che senso ha realizzare uno spettacolo che, forse, dopo 87 edizioni non ha motivo di esistere, dato che le uniche immagini che passeranno alla storia sono soltanto (alcune) premiazioni: spezzoni di pochi minuti da rivedere su Youtube.

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