Le nuove frontiere della politica, Oprah Winfrey

Un'analisi su come si sia arrivati a parlare di candidatura alla Bianca per la conduttrice di talk show Oprah Winfrey

Oprah Winfrey dopo aver vinto il Goldn Globe alla carriera

Oprah Winfrey dopo aver vinto il Goldn Globe alla carriera

GdS 10 gennaio 2018

di Aldo Fitzcar


La novità non è che una diva della tv si affacci improvvisamente sulla scena politica e diventi nel giro di poche ore - forse suo malgrado - una solida e pericolosa competitrice per la presidenza del più importante paese del mondo. Non è neppure nuovo che si prospetti la vittoria presidenziale di un nero americano; questo tabù è stato infranto per sempre nel 2009 da Barack Obama così come ormai è fatale, quasi programmato (finalmente!), l'infrangersi definitivo del tabù più difficile da superare, in una società tutt'ora maschilista, di una donna al timone del paese simbolo del potere militare ed economico del pianeta.


A proposito di divi, gli americani ci hanno abituati da tempo alla possibilità, da Reagan a Schwarzenegger e ben prima che in casa nostra si proponessero personaggi come Grillo, che il mondo dell'intrattenimento “contaminasse” la politica, a dimostrazione – se ce ne fosse ancora bisogno - dell'importanza strategica della comunicazione di massa e della capacità di raccogliere consensi partendo da un palco.


Oggi qualcosa, in effetti, è cambiato. Mentre il campione Ronald Reagan era un attore che aveva fatto comunque una lunga carriera interna al suo partito, oggi web e televisione possono sfornare prodigi politici nel giro di poche ore, a partire da fenomeni mediatici senza alcun presupposto civico, spesso senza neppure una lontana competenza a supporto di una candidatura.


La misura non è più la capacità di analisi politica, la proposta programmatica o la competenza specifica in un ambito governativo; la misura è la capacità di “bucare” lo schermo o di essere attrattivi, chiamando click e like.


Naturalmente questa qualità – che appare ormai imprescindibile - non è sufficiente. Ci vogliono anche argomenti ben comprensibili dalla gente. Emerge dunque l'altra novità, quella meno immediata e subito fruibile ma ben più concreta e longeva: quella dei contenuti. Le argomentazioni “sensibili” messe insieme alla capacità di esporle mediaticamente, formano infatti un combinato disposto prorompente. Orfani delle ideologie i politici si arrabattano a trovare argomenti e proposte non sempre originali, come l'accattivante sempreverde abbassamento delle tasse o il generico aumento dei posti di lavoro, proposte che non si possono però spiegare nei dettagli : i media ci dettano i tempi, gli spazi e i modi con cui comunichiamo, tempi e modi che se non siamo capaci di gestire ci sovrastano, ci massacrano e con noi annientano le nostre pur serissime proposte, costringendoci alla genericità.


Il fenomeno Oprah Winfrey di questi giorni, diventa al contrario convincente ed estremamente politico poiché si nutre di nuova idealità. La vera novità è stata, infatti, la capacità della conduttrice di portare una discussione recente, cocente anche sul piano della cronaca, quale quella sulle molestie sessuali, al livello e perfino al rigore di una idealità universale. Un fatto reale è stato elaborato come concetto e poi trasformato in battaglia ideale. Da qui alla politica il passo è breve. Il discorso diventa politico nel momento in cui investe una enorme fetta di popolazione (come in questo caso tutte le donne che ancora non vedono raggiunta una reale parità e tutti gli uomini che le supportano), un intero settore economico, quale l'industria cinematografica, la televisione, l'industria dell'intrattenimento e della comunicazione tutta. Nel suo discorso, tanto impattante quanto pacato, la Winfrey cita i lavoratori in generale, ricorda l'industria e l'agricoltura, la famiglia. Il benessere e la dignità delle donne sono del tutto trasversali e, appunto, universali, come universale è l'idealità che dovrebbe stare alla base della politica da cui poi discendono le decisioni e il vero e proprio governo delle cose pubbliche, e delle persone.


Ecco che in assenza di idealità e di visione da parte della politica, emergono personaggi che hanno la capacità di ritrovarle, evocarle e poi persino di imporle, utilizzando al meglio i mezzi della comunicazione di massa. A parità di capacità mediatiche possono alla fine ri-trovare spazio anche i contenuti, su cui eventualmente poi dividersi: da una parte Oprah Winfrey propone contenuti ideali alti, progressisti e democratici; dall'altra Donald Trump che con mezzi simili (Twitter in particolare) propone invece contenuti conservatori e perfino razzisti.


Il problema che si evidenzia è dunque la debolezza della politica tradizionale ancora vincolata a ideologie perdute, spesso incapace di nuove idealità, in qualche caso insensibile e poco generosa, zoppicante sia nell'ascoltare che nel proporre e, infine, quasi sempre a disagio nell'utilizzare al meglio le proprie capacità comunicative, che nell'impeto dell'emulazione vengono invece spesso abusate.


In ultimo non può mancare un richiamo a un lato negativo, fors’anche pericoloso, che ci deve preoccupare nell'analizzare gli sviluppi dei modelli politici emergenti: il trionfo della professionalità comunicativa non sempre fa il paio con le capacità amministrative e con le effettive competenze maturate in professioni manageriali o in esperienze più propriamente governative e amministrative. Il pericolo è quello di passare, nel giro di poco tempo, dall'essere “fan” sfegatati ad essere detrattori, una volta che sono stati messi alla prova dei fatti, di quegli stessi personaggi che abbiamo osannato (è quello che è in parte avvenuto con la Sindaca di Roma). Da convinti sostenitori, risucchiati dal fascino mediatico di un “divo” o di una “diva, a suoi critici inflessibili.


Il rischio è quello di perdere tempo in esperimenti e tentativi che possono in qualche modo frustrare o condizionare il progresso stesso di un paese. Politicamente ci potremmo trovare a rincorrere modelli soltanto populisti, considerati vincenti, quali quelli che oggi vedono in Trump una forma di eccellenza, rischiando però di mandare in soffitta la preparazione intellettuale, lo studio e l’approfondimento, la passione ideale e persino di generosa umanità che da sempre stanno alla base di un approccio davvero democratico e maturo alla politica.