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La Tv, brutta sporca e cattiva

Per inseguire gli ascolti si fa di tutto: staccare le macchine che la tengono in vita inutilmente se il registro non cambia.

La Tv, brutta sporca e cattiva

Piero Montanari

10 Giugno 2017 - 16.37


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Qualche anno fa raccontammo proprio su queste pagine l’arrivo della prima puntata del Grande Fratello e ci esponemmo dicendo che questa trasmissione avrebbe cambiato la televisione e che l’avrebbe accompagnata verso una deriva i cui effetti sarebbero stati, a dir poco, devastanti. Senza essere cattivi profeti, ma neanche Cassandre improvvisate, gli effetti poi si sono visti e come.

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Pixel, ergo sum, cosa non si fa per esserci e per apparire, si diceva, mentre la televisione mutava in un mostro abnorme e informe, dalle fattezze di pupazzi rossi che vanno in giro ad occuparsi dei nostri diritti di cittadini, presentatori che insultano pesantemente i concorrenti, seppure in un fuori onda, ospiti urlanti di inutili trasmissioni deliranti che si occupano dei fattacci altrui, che si massacrano di improperi in un antistato mediatico fatto di politici che fanno i comici e comici che fanno i politici; o gente comune che assurge a “maitre à penser” solo per aver acquisito crediti di visibilità mediatica.

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Ricordiamo lo straordinario evento di grande televisione trash che Gaston Zama delle Iene ci propose qualche settimana fa, quando riprese il disinibito Vittorio Sgarbi nel giorno dei suoi 65 anni mentre, seduto sul cesso, espletava le sue funzioni corporali, il tutto condito da suoni ed effetti naturali, in un momento imperdibile di narcisismo estremo nel quale Sgarbi finalmente poteva replicare se stesso nelle modalità a lui congeniali.

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Non lamentiamoci se i ragazzi non guardano più la tv, forti ormai di un’infinita offerta di immagini fatte col telefonino, postate sui social e poi condivise. Nascono così dal nulla nuovi personaggi massmediatici, sconosciuti fin al momento prima di postare sul web: una pernacchia, una flatulenza, un rutto, una canzone stonata, una baggianata detta in italiano stentato, quando non cose peggiori che neanche oso raccontare.

Se la televisione – quella che dovrebbe essere buona, pedagogica, informativa, critica e democratica – intende continuare ad inseguire per gli ascolti quella oscena, brutta, sporca e cattiva che ci viene troppo spesso ammannita, non facciamo fatica a decretarne la morte cerebrale in poco tempo. Converrà, quindi, staccare le macchine che la tengono in vita inutilmente se il registro non cambia. Ma su questa cosa sono molto dubbioso.

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