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Lucia Annibali: la vittima diventa imputata in tv

Questa è la Rai di cui ci si deve vergognare, fatta di professionisti che non hanno a cuore la dignità e il senso di pudore, che per l'audience calpestano le vittime.

Lucia Annibali: la vittima diventa imputata in tv

GdS

5 Febbraio 2016 - 14.42


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di Claudia Sarritzu

Ancora una volta l’audience ha assecondato la morbosità dei telespettatori. Il servizio pubblico è passato sopra al dolore di una vittima, suo malgrado, che per tutta l’esistenza porterà ferite non rimarginabili, in questo caso quelle di una donna a cui un uomo ha deciso di cancellare il volto. L’ha privata del suo sorriso, delle sue espressioni, della propria unicità. Le ha rubato la parola amore che da ora in poi pronuncerà con sospetta. Ha spaccato lo specchio che ognuno di noi guarda per ritrovare se stesso, le proprie malinconie e gioie, il proprio passato.

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Purtroppo viviamo in un Paese che guarda programmi che consentono agli imputati di fare il processo alla vittima, ma per fortuna esiste l’altra metà dell’Italia che si indigna e si dissocia da tanto squallore.
Lucia Annibali porta i segni della violenza sul suo viso, l’acido non dà scampo al colpevole. Non fa dimenticare. Non ci sono due verità in questa storia “la verità è una sola e non può essere messa in discussione” -ha ragione Lucia- da nessun programma tv investigativo.

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La difesa della donna, anch’ella avvocato, considera l’intervista televisiva- anche se autorizzata con un provvedimento- “illegittima” perché un imputato non ancora sottoposto a giudizio definitivo può rendere “dichiarazioni, ma al direttore del carcere, non alla Rai”.

Ma questo è il paese dei processi mediatici.

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Il procuratore della Repubblica di Pesaro Manfredi Palumbo ieri sera non ha visto l’intervista di Luca Varani a ‘Storie maledette’, ma da stamani è tempestato di “decine di messaggi di persone indignate, direi disgustate” dalle parole dell’avvocato pesarese.

Varani non è un violento qualsiasi, è un uomo istruito, non un ubriacone degradato, che assoldò due sicari albanesi per far sfregiare con l’acido la sua ex ragazza, Lucia, la stessa che ieri è andata a cena fuori per non dover inciampare in un programma inopportuno che l’avrebbero spezzata per la seconda volta.

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Una volta completati gli accertamenti sulle circostanze che hanno consentito alle telecamere di Raitre di entrare nel carcere di Castrogno, la procura di Pesaro, ha assicurato Palumbo, “trasmetterà gli atti alla procura di Teramo, perché faccia le sue valutazioni”.

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Secondo il pm, e secondo anche il buonsenso e il rispetto della dignità umana, l’autorizzazione all’intervista configura infatti “una violazione dell’art. 123 del Codice di procedura penale, e dell’art. 18 dell’Ordinamento penitenziario”. ”Un imputato processato solo fino al secondo grado di giudizio – ha spiegato – può rilasciare dichiarazioni per motivi di giustizia al direttore dell’istituto di pena, che è tenuto a trascriverle in un apposito registro. Sono dichiarazioni che hanno lo stesso valore di quelle rese al giudice; non può essere la tv a sostituirsi al direttore del carcere. Qui invece si è permesso a una persona ancora in attesa del pronunciamento della Cassazione di fare grancassa”, per di più “in una trasmissione del servizio pubblico”.

Senza contare, ha incalzato il procuratore, che “il processo è un istituto a garanzia dell’imputato: Varani non ha mai parlato in aula, e va a parlare in televisione!”.

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Palumbo preferisce non entrare nel merito di possibili sviluppi processuali per le nuove dichiarazioni di Varani, che ha detto fra l’altro di essersi reso conto già prima del 16 aprile 2013 che i due albanesi ingaggiati per danneggiare l’auto di Lucia con l’acido avrebbero potuto fare qualcosa di più grave, ma non li ha fermati.

Il legale è stato condannato a 20 anni di reclusione con il rito abbreviato, e “gli atti sono già in Cassazione”.

A noi invece, testimoni nostro malgrado di un altro scivolone della Rai, capace di disgustare chiunque abbia un briciolo di etica, resta da capire chi ha permesso che una emittente a cui siamo costretti (dopo la Riforma ancora di più) a pagare il canone, desse credito a un uomo, che in primo grado e in appello, è stato condannato per essere il mandante di un’aggressione orrida.

Ancora vorremmo sapere cosa ne pensa l’Ordine dei giornalisti? Se a sua difesa citerà la libertà di informazione in modo inopportuno?

Quando si riforma la Rai si pensa sempre al consiglio di amministrazione mai ai danni che certa informazione può fare ai telespettatori. Si licenziano dirigenti che sbagliano il countdown di Capodanno e si invitano uomini violenti.

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