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Quando la multiprogrammazione funziona: parla Mario Lorini

La realtà toscana della multiprogrammazione, tra le più avanzate in Italia in termini di digitalizzazione, raccontata da Mario Lorini, presidente della Fice toscana.

Quando la multiprogrammazione funziona: parla Mario Lorini
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29 Giugno 2014 - 16.08


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di Piero Cinelli

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La multiprogrammazione, ovvero la possibilità di trasformare sale da uno o due schermi in piccoli multiplex grazie alla proiezione in digitale, mostrando più titoli nel corso di una sola giornata e facendo fare più spettacoli ad orari diversi ad un film nel corso di un mese è già una realtà. Questo speciale propone una serie di modelli virtuosi da Nord a Sud di multiprogrammazione che funziona.

Ex presidente Fice, presidente vicario e delegato Anec per il progetto della multiprogrammazione, presidente della Fice toscana, rivendica con orgoglio di aver contribuito alla normativa regionale toscana sulle sale cinematografiche che è una delle più avanzate sia in termini di digitalizzazione (sono stati digitalizzati anche i paesini più piccoli) che in termini di contributi a tutte le sale d’essai (superiori a quelli del Ministero). Inoltre la regione ha messo a disposizione del settore un fondo che oscilla tra i 150 e 200mila euro per finanziare dei corsi di formazione al cinema nelle scuole, che vengono sviluppati sul territorio in collaborazione con le sale. E’ esercente di alcune piccole sale ‘storiche’ in Val d’Elsa.

Fiero di essere un esercente non di provincia, ma in provincia, perché la provincia è lo snodo cruciale nella distribuzione delle sale in Italia.

Come valuta la situazione attuale del mercato?

Il mercato negli ultimi quindici anni ha vissuto un passaggio epocale dalle strutture centrali a quelle periferiche. Oggi la trasformazione del parco sale si è apparentemente conclusa. In questi stessi anni siamo partiti da un numero di biglietti che oscillava intorno ai 100 milioni di biglietti, e dopo più di quindici anni siamo sempre lì. Il mercato nel suo complesso non è cresciuto di una virgola. Questo è un dato di fatto, e non esiste nessun altro settore industriale che abbia avuto una trasformazione così radicale senza essere cresciuto. E’ aumentata l’offerta, la disponibilità di posti, i parcheggi, etc. e il mercato non è cresciuto. A fronte di questo dato italiano poco incoraggiante, analizzando il mercato europeo si è visto che negli ultimi anni l’unico incremento di pubblico è avvenuto nelle strutture medio-piccole. Mentre i multiplex sono stabili, il maggior incremento di pubblico si è realizzato nelle strutture medio piccole che hanno utilizzato lo strumento della flessibilità.

Secondo punto, la transizione al digitale. Oggi anche se il processo non è finito, ci avviamo comunque alla conclusione di questa fase, ma ancora non abbiamo iniziato a sfruttare al meglio le possibilità che questo sistema ci offre. Un sistema legato ad un miglior sfruttamento dei film ed alla inclusione di contenuti alternativi, eventi, concerti, film restaurati, che ha dato la possibilità di rimettersi in gioco anche alle piccole sale, perché guardando i mercati europei si è visto che flessibilizzando, cambiando le regole del mercato sulle sale piccole e medie, si potevano ottenere risultati migliori per tutti.

Può spiegarci in cosa consiste il modello di multiprogrammazione che state sviluppando?

E’ un progetto ancora in una fase sperimentale, che stiamo portando avanti Richard Borg in rappresentanza dei Distributori ed il sottoscritto in rappresentanza dell’Anec. Stiamo selezionando una decina circa di piccoli esercenti per regione, monosale, bisale o piccole multisale, non necessariamente d’essai, che abbiano già digitalizzato o stiano digitalizzando gli impianti, e che siano disponibili a rimettersi in gioco, che non abbiano la presunzione di conoscere già come funziona la multiprogrammazione, ma abbiano la buona volontà e l’umiltà di apprendere da quei paesi dove questa strategia si è rivelata vincente e aprirsi all’idea che questa è un’opportunità per diventare delle figure nuove, dei professionisti dello spettacolo. Partiamo proprio da quelle strutture più deboli, ed a rischio chiusura, perché se riusciamo a dimostrare che possono migliorare sensibilmente, allora possiamo dare un segnale forte a tutto il resto dell’esercizio.

Come si pratica la multiprogrammazione?

Le monosale e le bisale oggi lavorano con lo stesso film durante tutta la settimana, con un solo spettacolo alle 21 nei feriali e più spettacoli solo il sabato e la domenica. Con la multiprogrammazione dovranno aumentare gli spettacoli, programmando film diversi nelle varie fasce orarie e pensando a pubblici diversi. E quindi proponendo certi contenuti nei giorni feriali ed altri il sabato e la domenica, destinando ad esempio il pomeriggio al family, la sera ad un pubblico adulto, e gli orari notturni per i giovanissimi. In sostanza l’esercente deve proporre un palinsesto di massima mensile, concordandolo con i distributori, trasformando il contratto da giorni di programmazione in passaggi. Ovvero garantendo più o meno lo stesso numero di passaggi, ma spalmandoli in più giorni, accanto agli altri titoli.
La precondizione è che ci sia un rapporto di fiducia con il distributore, basato su un modo nuovo di lavorare sia sul piano della programmazione che su quello della comunicazione.


Qual è il vantaggio per il pubblico?

Viene aumentata in modo esponenziale l’offerta. Ad oggi c’è solo un film a settimana mentre con la multiprogrammazione ce ne saranno 4 o 5 spalmati nei vari giorni e nelle varie fasce orarie. Per cui da un lato viene allungata la vita del film anche nel piccolo teritorio, ed inoltre si riuscirà a programmare anche quelle pellicole medio-piccole, i cosiddetti feriali, che non arrivano mai in un piccolo centro con solo pochissimi schermi. Parlo di titoli come Filomena, Le meraviglie, Locke, etc., che non trovano posto nella programmazione classica attuale, che è obbligata a tenere per tutta la settimana i cosiddetti film di ‘prima visione’.

Che strumenti deve utilizzare l’esercente per sviluppare la multiprogrammazione?

La multiprogrammazione sostanzialmente vuol dire andare a proporre più film e più contenuti, ma se gli manca l’elemento di continuità e di comunicazione col pubblico, soprattutto nella prima fase di cambiamento, rischia di essere un boomerang. Ovviamente è indispensabile avere un minisito internet, ed essere molto attivi sui social, inoltre bisogna costruire, anche graficamente, delle griglie che indicano chiaramente la programmazione nei tali giorni e nei tali orari con film diversi.

E’ necessario inoltre sviluppare un progetto di geomarketing, cercando, ovviamente nel tempo, di individuare le varie tipologie di pubblico presenti nel territorio, magari cominciando dall’associazionismo, dai gruppi culturali con interessi specifici, ad esempio chi si interessa di danza, di arte, di cinema classico, di letteratura, e quindi cercare di costruire dei contenitori, e su questi conminciare ad innestare un processo di comunicazione.

E’ altrettanto importante essere censiti su Cinetel, perché noi dobbiamo partire da un dato storìco. Queste sale quanto incassavano? Quanti giorni di programmazione facevano? Come erano valutate dal distributore? E con la multiprogrammazione si dovrà necessariamente dimostrare al distributore che flessibilizzando si otterranno gli stessi risultati, se non superiori.

spettacolo@globalist.it
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