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Nella mente di Barney Panofsky

Al Belli di Roma, per “La versione di Barney” di Massimo Vincenzi, Carlo Emilio Lerici dirige Antonio Salines in una vita corrosa dall’Alzheimer.

Nella mente di Barney Panofsky

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25 Maggio 2016 - 12.23


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di Nicole Jallin

Rincorrere la memoria con le parole. Parole dette senza sosta, concatenate in discorsi inesauribili, affidate alla logorrea per tamponare le falle dell’oblio e rallentare quel disperdersi di sé, quello svanire a piccole dosi dei ricordi, ovvero della conoscenza, della personalità. La logorrea come antidoto all’Alzheimer, a quel morso che svuota le persone, che ruba, meschino, i pensieri dalla mente lucida, che si porta via di nascosto, un pezzo alla volta, la vita. È questa una delicata e implicita speranza che pervade “La versione di Barney”, monologo tratto dall’omonimo romanzo di Mordecai Richler, a cominciare dalla scrittura di Massimo Vincenzi, messa in vita sul palco romano del Teatro Belli (dal 10 al 22 maggio) per recitazione di Antonio Salines e guida registica sempre nitida, calda (merito anche dei giochi di luci contrastate), mirabilmente priva di eccessi di virtuosismo, di Carlo Emilio Lerici.

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E quel Barney Panofsky, ricco ebreo produttore TV, deciso a redigere un’autobiografia per screditare chi lo accusa della morte dell’amico scrittore e tossico Bernard Moscovitch – detto “Boogie” -, è, nella presenza di Salines, pacato e docile abitante di un presente statico che s’abbandona su una poltrona – dello studio di un analista, che ha voce off dello stesso Lerici – per opporvi un operoso consumo quantitativo di lemmi pronunciati a rintracciare un passato stravagante, itinerante e spesso concorde alla sbronza cronica.
Si schiude così un’interiorità di immagini e suoni di facce epoche e luoghi che la malattia riempie di crepe e zone d’ombra, che seziona in dettagli anatomici di affetti scomparsi, resi per noi visibili proiezioni su schermo (per cura di Enzo Aronica), che evocano il padre dall’indole indiscreta (Virgilio Zernitz), lo stesso ammiccante amico “Boogie” (Fabrizio Bordignon), la prima moglie e artista suicida Clara (Elisabetta Ventura), la ciarliera “Seconda Signora Panofsky” (Monica Belardinelli), e la terza sposa per sempre amata Miriam (Gabriella Casali), conduttrice radiofonica e madre dei suoi tre figli (nel timbro vocale di Francesca Bianco e Luca Fiamenghi).
Ed è uno spettacolo che, eliminando ogni capriccio di forma e stile, è toccante e insieme divertente in questo suo donarsi con garbo, in questo rinnovato tentativo di agire – nella stesura di un memoriale che mai trova inizio, nell’infilarsi una giacca a metà per una sortita già naufragata -, in questo condividere dialoghi intimi di sé smarriti tra rimembranze e amnesie, luoghi reali e confinate rêverie, e tempi che s’inseguono e si sovrappongono nell’intreccio di storia e racconto. E va riconosciuto un instancabile Salines che restituisce con tenerezza costante l’incontro drammaturgico e registico tra lo humor (e anche un po’ di malizia) che avvolge incomprensioni familiari, antiche bravate giovanili e più anziani impulsi sottaciuti, e la malinconia di amicizie interrotte, di amori intollerabilmente allontanati, tra uno ieri del “fare” divenuto oggi un “dire” di fatale solitudine silenziosa.

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Teatro Belli, piazza di Sant’Apollonia 11, info 06 5894875 – [email protected]

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LA VERSIONE DI BARNEY

di Massimo Vincenzi

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con Antonio Salines

e la partecipazione in video di Virgilio Zernitz, Gabriella Casali, Fabrizio Bordignon, Monica Belardinelli, Elisabetta Ventura
e con la partecipazione in voce di Carlo Emilio Lerici, Francesca Bianco, Luca Fiamenghi
musiche originali di Francesco Verdinelli

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regia video di Enzo Aronica
regia di Carlo Emilio Lerici

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