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Chi ha paura dei Vicini?

Al Piccolo Eliseo di Roma, fino al 24 aprile 2016, in scena la commedia noir di Fausto Paravidino, tra spettrali presenze e incontri (molto) invadenti. [Nicole Jallin]

Chi ha paura dei Vicini?

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15 Aprile 2016 - 14.11


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di Nicole Jallin

Non è facile trovare nella nostra drammaturgia contemporanea testi e autori che sappiano costruire tensioni emotive sotterranee che si sviluppano, si estremizzano, implicitamente tra gli spazi delle parole, tra le pause dei dialoghi, tra la prepotente espressività del non-detto. È quel che accade ne “I Vicini” – che consigliamo di non perdere, al Piccolo Eliseo di Roma (c’è tempo fino a domenica 24 aprile) -, produzione dello Stabile di Bolzano, scritto, diretto e co-interpretato da Fausto Paravidino, insieme agli altri assai lodevoli Iris Fusetti, Davide Lorino, Sara Putignano e Barbara Moselli.

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Eventi del tutto banali difendono la serenità quotidiana della giovane coppia Paravidino/Fusetti: lui, ritratto della placidità in pigiama, fidanzato con virilità al riparo sotto strati di tenerezza, apprensioni e timori; lei donna in carriera, elegante e dinamica, risoluta e pronta per un risoluto crollo isterico. Serenità, la loro, minata dall’arrivo dei nuovi coniugi dirimpettai Lorino/Putignano – lui, maschilista vecchia maniera, detentore di allucinata quanto sinistra serietà, e parlantina ipnotica e debilitante; lei, raffinata e cortese femminilità, dispensatrice d’affetto e ambigue pulsioni – e dalla conseguente frequentazione sempre più amichevole, sfacciata, intollerante: e il merito va anche alle perturbanti incursioni spettrali della precedente vecchia-vicina (Barbara Moselli), che infesta casa e storia anche da morta.

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Un interno moderno di cui noi, spettatori/voyeur di salotto, intuiamo altri spazi domestici nell’architettura scenografica di Laura Benzi, più scorcio di pianerottolo oltre la porta – divisore e protettore d’intimità famigliare dal resto del mondo esterno ed estraneo -, è l’habitat di silenziose paranoie e sociofobie, d’intese morbose, di complicità perverse, di attriti relazionali, di fisici affronti che prendono forma grazie a un sapiente e mai scontato amalgama d’intrecci strutturali tra piani narrativi, tra atmosfere estetiche e visioni concrete di immaginazione e rêverie, ricordi e sogni (apparenti), fantasmi del subconscio e angosce reali.

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Quattro psicologie in coesistenza forzata che sfumano in nevrosi, in dimensioni – mentali, ambientali – tenebrose (con l’impatto luminoso di Lorenzo Carlucci), con tendenze all’assurdo beckettiano e ai registri linguistici di Pinter, con l’uso del parlato – per battaglie di logorrea e allusioni – e del ritmo dialogico ad alta velocità che trascina innocue circostanze in inquiete, enigmatiche, quanto umoristiche e dirompenti situazioni di non-sense (comprese, qui, visite formali in déshabillé, file di equivoci, confidenze sadomaso, inclinazioni allo scambismo).

Con una scrittura di precisione meccanica, ineccepibile; con una messinscena e una regia scrupolose e sagaci, e interpretazione di fascino a dir poco magnetico, diciamo ancora una cosa: è un lavoro intenso, denso, ispirato. Insomma, da non perdere. E magari stasera, rientrando a casa, dopo lo spettacolo, tenete d’occhio i vostri vicini, ché non si sa mai.

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I VICINI[/size=4]

di Fausto Paravidino

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con Fausto Paravidino, Iris Fusetti, Davide Lorino, Barbara Moselli, Sara Putignano

scene Laura Benzi

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costumi Sandra Cardini

luci Lorenzo Carlucci

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regia Fausto Paravidino

una produzione TEATRO STABILE DI BOLZANO

organizzazione e distribuzione Nidodiragno/Coop. CMC

testo commissionato dal Théâtre National de Bretagne

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