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Inizia il nuovo anno scolastico: sfide e nuovi orizzonti per la scuola italiana

Tra l'emergenza precariato e le carenze strutturali degli edifici; la scuola italiana riapre ed è chiamata a rinnovarsi sia nella sicurezza sia nella didattica.

Inizia il nuovo anno scolastico: sfide e nuovi orizzonti per la scuola italiana
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14 Settembre 2026 - 14.34 Culture


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Ogni anno, con l’arrivo di settembre, la scuola italiana riapre le sue porte e milioni di studenti tornano sui banchi. Quest’anno sono circa otto milioni i ragazzi coinvolti nel nuovo anno scolastico, ma dietro il semplice ritorno in classe si nasconde una situazione molto più complessa di quanto possa sembrare. L’articolo di Valentina Roncati per Ansa fotografa, infatti, una scuola che riparte tra nuove assunzioni, supplenze, problemi di precariato, difficoltà economiche, edifici non sempre sicuri e strutture che sembrano appartenere più al passato che al mondo nel quale vivono oggi i nostri ragazzi.

Secondo il ministro dell’Istruzione, l’anno scolastico dovrebbe iniziare con tutti i docenti in cattedra: sono state effettuate 37.430 immissioni in ruolo tra posto comune, sostegno e insegnamento della religione cattolica, sono stati coperti circa 118 mila posti di supplenza, confermati oltre 55 mila supplenti sul sostegno e avviate nuove assunzioni anche tra dirigenti scolastici e personale Ata. Si tratta di numeri importanti, perché una scuola non può funzionare senza insegnanti e personale adeguatamente preparato, ma la situazione descritta dai sindacati appare meno positiva: i precari sarebbero infatti oltre 200 mila e il costo della vita, soprattutto per chi dovrebbe trasferirsi dal Centro o dal Sud verso il Nord, porta alcuni insegnanti a rinunciare persino all’immissione in ruolo. Questa contraddizione mostra già uno dei problemi fondamentali della scuola italiana: da una parte si annunciano assunzioni e maggiore stabilità, dall’altra permane una forte precarietà che rende difficile garantire continuità agli studenti e serenità agli insegnanti.

Ma il problema della scuola non riguarda soltanto chi insegna e chi studia, perché riguarda anche il luogo nel quale l’insegnamento dovrebbe avvenire. I dati riportati da Ansa sono particolarmente preoccupanti: tra settembre 2025 e agosto 2026 si sono verificati 68 crolli nelle scuole, con dodici persone ferite. Inoltre il 44% degli edifici scolastici italiani si trova in territori ad elevata sismicità, il 19% in aree caratterizzate da pericolosità idraulica e 5.113 edifici sono collocati in zone a rischio frana. A tutto questo si aggiunge l’emergenza climatica: soltanto il 7,4% delle scuole dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione, mentre oltre la metà degli edifici scolastici, precisamente 23.218 pari al 59%, non possiede il certificato di agibilità. Il certificato dovrebbe garantire condizioni adeguate di sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico.

Si segnala inoltre che, secondo le stime dell’Inail, potrebbero essere oltre 14 mila gli edifici scolastici potenzialmente a rischio per la presenza di amianto. Di fronte a questa realtà diventa difficile parlare di una scuola veramente moderna se ancora oggi una parte degli studenti deve trascorrere le proprie giornate in edifici che presentano problemi di sicurezza, di manutenzione o di adeguamento alle nuove condizioni climatiche. La scuola dovrebbe essere uno dei luoghi più sicuri e accoglienti della società, perché è proprio lì che affidiamo ogni giorno il nostro futuro.

Adeguare la scuola ai nostri tempi, quindi, significa certamente introdurre nuove tecnologie, utilizzare strumenti digitali e confrontarsi con l’intelligenza artificiale, ma significa prima di tutto garantire edifici sicuri, ambienti salubri, temperature adeguate, strutture accessibili e spazi nei quali sia realmente possibile imparare. Non possiamo parlare di innovazione educativa se ancora dobbiamo preoccuparci della sicurezza del soffitto di un’aula o del caldo eccessivo durante le lezioni. La modernizzazione della scuola deve quindi partire dalle fondamenta, nel senso più concreto del termine. Ma una scuola adeguata al presente non può fermarsi neppure alla qualità degli edifici. Deve cambiare anche il modo di preparare i ragazzi alla vita.

La scuola non deve limitarsi a fornire informazioni, perché le informazioni sono ormai ovunque: deve insegnare a ragionare, verificare, comprendere, scegliere e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Allo stesso tempo sarebbe necessario dare maggiore spazio alle competenze pratiche e alla preparazione alla vita reale: educazione digitale, educazione finanziaria, cittadinanza, ambiente, comunicazione, capacità di lavorare in gruppo e gestione delle relazioni dovrebbero affiancare le conoscenze tradizionali. Imparare non dovrebbe significare soltanto memorizzare una serie di nozioni per superare un’interrogazione, ma sviluppare gli strumenti necessari per affrontare una società complessa e in continuo cambiamento. In questo percorso la figura dell’insegnante rimane centrale. La scuola italiana, dunque, si trova davanti a una doppia sfida: da una parte deve risolvere problemi ancora molto concreti e urgenti, dall’altra deve prepararsi a un futuro nel quale i ragazzi dovranno affrontare trasformazioni tecnologiche, sociali e professionali che oggi possiamo soltanto immaginare.

Gli otto milioni di studenti che tornano oggi sui banchi non hanno bisogno semplicemente di una scuola che riapra ogni settembre: hanno bisogno di una scuola che sappia accompagnarli nel mondo che troveranno domani. L’articolo di Valentina Roncati per Ansa ci ricorda che questa trasformazione non può essere rimandata, perché dietro i numeri delle assunzioni, dei precari, degli edifici a rischio e delle scuole prive di agibilità ci sono persone reali: studenti che hanno diritto a imparare in sicurezza, insegnanti che hanno diritto a lavorare con dignità e famiglie che hanno diritto a sapere che la scuola affidata ai loro figli è realmente all’altezza del suo compito.

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