Sabato 29 agosto 2026 torna a vivere uno degli appuntamenti più attesi dell’estate marchigiana con l’inaugurazione della diciassettesima edizione della Land Art al Furlo. Immerso nella Riserva Naturale della Gola del Furlo, proprio sotto la diga, il Parco di Sculture gestito dalla Casa degli Artisti di Sant’Anna del Furlo, in territorio di Fossombrone, si prepara ad accogliere visitatori, appassionati e curiosi all’insegna del connubio tra creatività e natura selvaggia.
Nato nel lontano 2010, il progetto ha visto crescere anno dopo anno il peso culturale, facendosi guidare da tre parole chiave irrinunciabili: arte, territorio e comunità. Quello che si rinnova a fine estate è ormai diventato un piccolo rito d’affetto, un momento in cui artisti storici e volti nuovi si ritrovano in un luogo capace di toccare le corde dell’anima. Dopo un anno di pausa, necessario nel 2025 per portare a termine importanti interventi di restauro, il parco-museo a cielo aperto riapre i battenti forte di un successo costruito nel tempo grazie al passaparola spontaneo delle persone, trasformatosi in un vero e proprio tam-tam collettivo che spinge i viaggiatori alla scoperta di un angolo segreto e affascinante.
“Siamo oramai conosciuti, ma sempre ‘segreti’, duecento opere da riscoprire ogni volta. Succede, ormai per tutto l’anno, ogni giorno arriva una scolaresca, un gruppo in bici, famiglie con bambini, moltissimi gli stranieri (da quando la Land Art del Furlo è sulla guida Lonely Planet), e ogni volta vince la meraviglia, che è alla base dell’atto artistico”, questo quanto scrive Andreina De Tomassi, sottolineando come obiettivo di mantenere il luogo ‘segreto’ sia rimasto intatto, nonostante la crescente notorietà internazionale alimentata anche dalla presenza del sito sulla celebre guida Lonely Planet.
Per questa nuova edizione la giuria, composta dal curatore Andrea Baffoni, dal vicepresidente Elvio Moretti e dalla cofondatrice Andreina De Tomassi, ha dovuto compiere una selezione particolarmente severa tra le numerose proposte arrivate. La richiesta rivolta agli autori era precisa: utilizzare materiali non deperibili e preferibilmente realizzare sculture imponenti, capaci di superare i due metri di altezza. La risposta ha premiato la varietà dei linguaggi e delle tecniche espressive, regalando al pubblico un percorso espositivo ancora più ricco e sorprendente.
Passeggiando tra gli alberi si potranno incontrare le geometrie metalliche in corten di Alberto Brutti, l’inedito totem in vetro fusione firmato da Marina Benedetti e la sperimentazione con le resine di Mario Naccarato, già presente nel parco con due lavori permanenti. Non mancheranno le provocazioni ironiche e concettuali, come il lavoro dal titolo sibillino Mettiamoci una pietra sopra ideato da Antonio Sorace, fondatore della Casa degli Artisti, o la stele giocosa in plastica riciclata pensata da Carla Sello. Spazio anche alla grande scultura collettiva con i venti metri dei Draghi della memoria, un’opera corale in ferro e ceramica modellata da Valfrido Gazzetti, mentre il mosaico troverà espressioni differenti nei lavori di Cristina Cucchi e Maria Grazia Focanti, nel progetto tridimensionale degli artisti tunisini Bady Essid Jaballah e Karim Kraiem, e nelle trame astratte firmate da Michele Picone e Katia Grasso.
La carta si ritrova protagonista in due installazioni molto diverse tra loro. Da un lato vi è il lavoro di Ana Kostic e Valerio Rosati, neolaureati al Politecnico di Milano che hanno tradotto la loro tesi dedicata alle architetture storiche del Furlo in un percorso visivo; dall’altro spicca Metro cubo, un suggestivo sacello composto da centinaia di volumi con cui Rosapia Lalli ha racchiuso l’intera esistenza di professoressa e artista dopo il traguardo della pensione. Il paesaggio ospiterà inoltre le bobine riciclate e abbracciate dall’edera di Andrea Scarpellini, per poi chiudersi con la forte intensità della pedana in gres porcellanato realizzata da Marco Mariucci e Giulietta Mastroianni come riflessione sulla tragedia di Gaza.
La giornata inaugurale non si limiterà alla scoperta delle nuove installazioni attraverso una visita guidata, ma offrirà momenti di confronto culturale di grande spessore. Verrà presentata ufficialmente la ricerca dei giovani architetti sul futuro del parco e prima del tradizionale banchetto conclusivo, Elvio Moretti illustrerà due cataloghi freschi di stampa: il primo dedicato alle edizioni della Land Art alla Ginestra di Passo del Furlo e il secondo che raccoglie l’intero corpus di cento opere del Cammino di Sant’Anna, la cui conclusione quinquennale ha rappresentato uno degli eventi di punta di Pesaro 2024, Capitale italiana della Cultura.
La storia di questo luogo straordinario continua così a rinnovarsi, sostenuta da riconoscimenti prestigiosi come l’assegnazione da parte del Ministero della Cultura del titolo di Luogo del Contemporaneo, il Premio Metauro e il Premio Rotondi conferito nel 2019 ad Andreina De Tomassi e Antonio Sorace quali salvatori dell’arte. Oltre seicento opere installate in sedici edizioni testimoniano la vitalità di un progetto che ha saputo trasformare un bosco marchigiano in un presidio permanente di sostenibilità, bellezza e condivisione.
Per restare aggiornati sul programma della diciassettesima edizione del Land Art al Furlo che proseguirà fino al 6 settembre, si consiglia di consultare la pagina dell’evento.