Amal Khalil uccisa mentre raccontava il Libano | Giornale dello Spettacolo
Top

Amal Khalil uccisa mentre raccontava il Libano

La giornalista del quotidiano Al-Akhbar, muore a 42 anni insieme alla fotografa Zeinab Faraj.

Amal Khalil uccisa mentre raccontava il Libano
Preroll

redazione Modifica articolo

23 Aprile 2026 - 16.38 Culture


ATF

Fare il giornalista è, prima di tutto, una vocazione. Non nasce da una scelta improvvisa, ma da un richiamo profondo, che accompagna chi decide di dedicare la propria vita alla ricerca della verità. È un cammino difficile, fatto di responsabilità e di coraggio, in cui ogni parola pesa e ogni silenzio conta. Amal Khalil lo sapeva bene: il valore di questo mestiere non sta solo nel raccontare i fatti, ma nel servizio che si rende agli altri, nel rispetto del pubblico e nella fedeltà a ciò che è giusto, anche quando è più scomodo da dire.

È proprio seguendo questa idea di giornalismo che Amal Khalil ha scelto di restare nei luoghi più esposti del suo Paese, fino all’ultimo giorno.

È morta il 22 aprile 2026 a Tiri, nel sud del Libano, colpita durante un attacco insieme alla fotografa Zeinab Faraj. Aveva 42 anni. La dinamica richiama la pratica del cosiddetto “double tap”: un primo bombardamento seguito da un secondo raid mirato, che colpisce chi cerca riparo o presta soccorso. Nelle ore successive, l’accesso ai soccorsi è stato ostacolato dall’esercito israeliano da spari e granate, ritardando il recupero dei corpi.

Nata nel 1984 a Baysariyyeh, Amal cresce circondata dalle tensioni dell’occupazione israeliana, forse è proprio questo clima ad averla spronata a raccontare per oltre vent’anni il Libano meridionale, seguendo da vicino le tensioni lungo la “Linea Blu” e documentando le condizioni di vita delle comunità locali. Nel 2024 aveva già ricevuto minacce dirette sul proprio cellulare: “Sappiamo dove sei, ti raggiungeremo”,  ma nonostante questo aveva deciso di restare, continuando a testimoniare l’evoluzione degli eventi nelle zone colpite.

La sua morte, oltre a violare un già fragilissimo cessate il fuoco, riapre la questione dell’impunità dei crimini di guerra e dei rischi che giornalisti e reporter continuano a correre nel nome della verità. Amal Khalil lascia un vuoto incolmabile: il giornalismo perde una voce coraggiosa e l’umanità una donna che ha saputo fare del proprio talento, del foglio e della penna,  uno strumento per incidere sul mondo e dare voce a chi, troppo spesso, resta ai margini della storia.

Native

Articoli correlati