Dopo due edizioni, la Russia tornerà alla Biennale di Venezia riaprendo il suo padiglione all’inaugurazione dell’edizione del 2026, che aprirà il 9 maggio. A confermarlo, oltre alla stampa internazionale e l’organizzazione, è proprio il delegato russo per gli scambi culturali internazionali e l’ex ministro della cultura Mikhail Shvidkoy che afferma: “Vorrei sottolineare che la Russia non ha mai lasciato la Biennale di Venezia. La stessa presenza del nostro padiglione, indipendentemente da ciò che vi si svolge, che si tratti di mostre dei nostri amici latinoamericani o dell’organizzazione di un centro educativo per l’intera Biennale, significa la presenza del nostro Paese nello spazio culturale di Venezia”.
La partecipazione russa era stata sospesa nel 2022, quando gli artisti coinvolti nel progetto decisero di ritirarsi in seguito all’invasione dell’Ucraina, dichiarando incompatibile il proprio coinvolgimento con il contesto politico del momento.
Per l’edizione del 2024, il padiglione dei Giardini riservato alla Federazione Russa non fu riattivato: lo spazio venne invece concesso alla Bolivia, che vi presentò il proprio progetto nazionale grazie a un accordo con la Russia.
Per l’edizione 2026 il progetto annunciato porta il titolo “The Tree is Rooted in the Sky” e coinvolgerà oltre cinquanta giovani artisti, tra musicisti, poeti e filosofi provenienti dalla Russia e da diversi Paesi. Più che una mostra tradizionale, l’iniziativa assumerà la forma di un festival performativo e musicale concepito come una “polifonia culturale” internazionale, con partecipanti provenienti anche da Argentina, Brasile, Mali e Messico.
La riapertura del padiglione russo si inserisce in un contesto internazionale ancora fortemente segnato dalle tensioni geopolitiche. Come spesso accade alla Biennale di Venezia, la dimensione artistica torna così a intrecciarsi con le dinamiche diplomatiche e simboliche della scena globale, trasformando il sistema dell’arte in uno spazio di confronto, e talvolta di frizione tra culture, posizioni politiche e narrazioni nazionali.